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PADOVA
Vecchiato New Art Galleries
13 ottobre 2006 - 27 gennaio 2007. Prorogata al 17 febbraio 2007





Dopo
il notevole successo conseguito attraverso la mostra sugli artisti
cinesi e il recente tributo al Nouveau Réalisme, la Vecchiato
New Art Galleries torna alla ribalta per riproporre, sull'onda
della visibilità internazionale, un'operazione mass-mediatica
degna di un artista portavoce della società dell'immagine
contemporanea: Andy Warhol.
Già nel 1995 la galleria di piazzetta San Nicolò aveva
presentato un'interessante personale sull'artista e ora, a distanza
di 10 anni, ne ripropone l'universo sfaccettato e a tratti paradossale,
sospeso tra provocazione e superficialità.
La mostra Andy Warhol. The Bomb, a cura di Gianluca Ranzi
e Doris Von Drathen, propone un'accurata selezione di trenta opere,
rigorosamente autenticate dalla Fondazione Andy Warhol, tra esemplari
unici di serigrafie e una scultura. Il percorso ripercorre
i momenti salienti dell'intero arco dell'attività artistica
di Warhol, dagli anni sessanta fino agli anni ottanta.
Icona per eccellenza dei tempi moderni, Warhol è l'esponente
più efficace di una dilagante e alquanto sfacciata immagine
della cultura di massa, plagiata dal simbolo del dollaro, corrosa
dai detersivi in scatola, che mastica slangs e zuppe preparate,
tassativamente combinati al frizzante gusto della Coca-Cola, o ancora,
colta mentre si stupisce per l'ennesima vittima dei crash automobilistici
piuttosto che della guerra, o ripresa nel trasalimento di fronte
alla pena di morte.
A tal proposito compaiono le note opere serigrafiche, celebri "icone
da supermarket", evocative delle manovre strategiche presenti
nei temi pubblicitari di successo, come Campbell's soup can shopping
bag (tecnica mista su carta), Velvet underground (serigrafia,
pochette del disco Andy Warhol's Velvet Underground feauturing Nico)
o il feticcio americano per eccellenza, il celebre Dollar Bill
(serigrafia su tela), geroglifico contemporaneo del very politically
correct.
La
genialità intuitiva di Warhol è stata quella di costruire
in maniera abilmente attenta una nuova identità attorno al
concetto di artista, da intendersi quale macchina di produzione
seriale, che ripete all'infinito tale operazione, senza poi chiedersene
il motivo. In merito risuona calzante una sua questione: "non
è forse la vita una serie di immagini che cambiano solo nel
modo di ripetersi?". E ancora: "la ripetizione aumenta
la reputazione".
Dalla
prima serie di scatolette Campbell all'adozione della serigrafia,
il passo è stato davvero breve, intercalato dall'ulteriore
riflessione (ironica) sul ruolo della creatività nell'era
della sua riproducibilità tecnica. Su suggerimento del suo
assistente, egli adotta tale tecnica dopo svariati tentativi di
"meccanizzazione" del suo modo di operare (mediante l'utilizzo
di proiettori, timbri in gomma o legno, ecc). I primi dipinti serigrafati
appartengono alla serie in cui l'artista utilizza la stampa per
moltiplicare all'infinito un'immagine di partenza, disegnata a mano.
Prendendo spunto da un'invenzione "molto americana" e
decisamente "popular", ricondotta nell'ambito "alto"
dell'arte, Warhol elabora in maniera sapientemente sottile una riflessione
dirompente sui concetti di copia e di originale, opponendo l'omologazione
alla necessaria espressività, la ripetizione all'unicità
progettuale. Adottando una processualità "da catena
di montaggio" (che gli consentiva di fare un quadro in quattro
minuti), stimola d'altra parte il gioco con l'imprevisto, l'incidente
di percorso e l'"errore" che vanifica la riproducibilità,
rendendo le sue immagini seriali sempre diverse l'una dall'altra,
paradossalmente originali.
A essi
si aggiunge un pezzo di singolare spessore: un'inedita scultura
del 1967, l'unica di grande formato realizzata dall'artista, dal
titolo Bomb (modello di bomba dipinto a spray), pubblicata nel catalogo
generale Andy Warhol. Paintings and Sculptures, 1964-1969, esempio
calzante della viscerale vena pop associata al tridimensionale.
L'opera cela un curioso aneddoto, in quanto doveva essere offerta
come premio per un concorso sponsorizzato dalla rivista New York
Magazine, successivamente pubblicato da The New York World- Journal
Tribune. Il 22 gennaio 1967 in un articolo intitolato "Come
with me bomb", Ralph Schoenstein invitava i suoi lettori a
partecipare al concorso per progettare una bomba ad acqua in questi
termini: "Celebriamo la fine della carenza idrica ritornando
al più divertente tra tutti i giocattoli di guerra, l'unico
che un uomo pacifico possa vedere cadere su Hanoi, dato che mai
i civili di Ho potranno essere feriti da una doccia". Ai lettori
veniva dunque offerto come primo premio una bomba U.S. Air Force,
decorata personalmente da Andy Warhol. A testimoniare l'occasione,
una vivace fotografia che vede l'artista abbracciare orgogliosamente
il suo argenteo manufatto, pubblicata assieme all'articolo di Schoenstein.
La
mostra propone inoltre una deliziosa galleria di ritratti celebri,
stile copertina di Vogue, come Enzo Cucchi, Karen Kain, Rauschenbusch,
Jean Paul Barbier, Joan Collins, Mildred Scheel, Karen Lerner, Natalie
Sparber, Carlo e Diana. Si tratta dei volti celebri di quella New
York mondana generatrice dell'arte pop, con tutto il relativo jet
set fatto di moda, feste, frequentazioni, apparizioni. Erano i committenti
stessi a fornire a Warhol le fotografie dalle quali veniva fatto
il ritratto e l'intervento dell'artista veniva quindi ridotto il
più possibile, come ebbe a dire Warhol stesso: "il massimo
del prodotto col minimo di soggettività". Questa qualità
astratta dell'immagine che rinuncia all'approfondimento psicologico
è evidente nella frontalità perentoria del ritratto
di Paul Barbier, nell'eleganza raffreddata di quello di Karen Kain,
o nella sottigliezza della linea che disegna il volto di Jacques
Bellini. Altra opera di rilievo è Joseph Beuys in memoriam:
uno stimolo al confronto frontale tra i due artisti, che offre un'efficace
chiave di lettura per comprendere la base ideologica che attraversa
l'arte del secondo dopoguerra e le differenze che in questo periodo
intercorrono tra arte americana e arte europea. Se l'uno incarna
infatti la fiducia nel successo americano, Beuys palesa la crisi
di coscienza che accompagna l'intellettuale europeo, derivante dal
peso di una tradizione ingombrante a vantaggio del sogno americano.
Oltre
al dato propriamente artistico, Warhol ha anticipato in maniera
clamorosamente veloce il sistema della realtà mediatica attuale,
in cui la vita diviene fiction e viceversa, che oggigiorno si fa
evidenza alla luce della società dei reality e del mito dell'apparizione-tv,
e che l'artista seppe rivelare mezzo secolo prima, fino a dimostrare
la possibilità della costruzione di un nuovo sistema di potere
basato sull'abuso della visibilità.
Alle
opere in mostra si aggiungono alcune serate di dibattito sui memorabili
film underground, I a Man, My Hustler, Blow Job, Empire,
Kiss, Mario Banana, The Chelsea Girls, Lonesome Cowboys, Nude Restaurant,
Vinyl / the velvet underground & Nico.
Affiancano la mostra sette fotografie a tiratura limitata di Fabrizio
Garghetti scattate durante la mostra "L'Ultima Cena"
di Warhol che si è svolta nel 1987 alla Galleria Credito
Valtellinese nel Palazzo delle Stelline a Milano.
Per
l'occasione viene pubblicato un catalogo edito da Vecchiato New
Art Galleries con tutte le opere esposte.
Andy
Warhol, Dollar Bill, 1962, serigrafia su tela, cm 23,5x36
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