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Esistono interi mondi creativi che, pur vicinissimi a noi, ci restano
pressoché sconosciuti. Così è per la fotografia
di Vladimir Sutiaghin, autore bielorusso che espone per la prima
volta in Europa.
Curata da Roberto Mutti, la mostra, è allestita a Sondrio
in due sedi: alla Galleria Credito Valtellinese e al Museo Valtellinese
di Storia e Arte, Palazzo Sassi de' Lavizzari.
La rassegna raccoglie una produzione molto vasta di oltre 130 fotografie
e prevede una serie di ritratti di singoli e di gruppo, molti paesaggi
particolarmente suggestivi e velatamente melanconici, e la serie
dei monasteri che mostra non solo l'abilità dell'autore come
fotografo di architettura ma soprattutto la sua capacità
di inserire la figura umana facendo in modo che si compenetri nell'edificio
e nel paesaggio fino a fondersi con essi. Da questo punto di vista
si può affermare che Vladimir Sutiaghin si riconosca nell'estetica
romantica, anche se di fronte alle domande sulle sue scelte estetiche
preferisce tagliar corto: "Tutta la mia vita l'ho dedicata
a questo, mi piace e basta".
Cresciuto
con la passione per la fotografia fin dagli anni della gioventù,
ha compiuto studi superiori di specializzazione e lavorato a lungo
come reporter per testate quotidiane.
Cercava, tuttavia, una diversa realizzazione di sé che non
poteva che scaturire da ricerche personali: per quanto la fotografia
di paesaggio e di ritratto lo attraesse, la sua indagine voleva
andare oltre, fino a cogliere il significato più profondo
della vita e, insieme, quello della sua espressività. Nasce
così un lavoro molto ampio dedicato ai monasteri e alle rovine
di chiese e templi antichi che il fotografo cerca nei suoi lunghi
viaggi, compiuti quasi sempre in bicicletta.
Affascinato dal rapporto che si stabilisce fra le rovine e il paesaggio,
incuriosito dalla spiritualità dei monaci, Vladimir Sutiaghin
si crea un metodo di lavoro volutamente opposto a quello, frenetico,
del fotoreportage giornalistico. Cerca i luoghi, intuisce la bellezza
delle situazioni che fotograferà, stabilisce contatti con
i monaci e le suore "l'assenso delle persone ritratte in questi
casi è indispensabile" e poi, prima di scattare, torna
più volte sui luoghi fino a cogliere le atmosfere che vuole
evocare.
Per questa ragione ha preferito non usare il colore "vorrei
vivere in armonia con la luce e la composizione mentre i colori
reali distolgono l'attenzione" ma ha anche evitato il bianconero
classico che trova troppo rigido e poco adatto a esprimere la delicatezza
e l'intensità di quanto prova. Nascono così splendide
stampe leggermente virate che, grazie ai toni caldi e alle tonalità
brune, inseriscono architetture e paesaggi in una dimensione sospesa
raggiungendo "una luminosità che ricorda quella delle
icone", come ricorda lo stesso fotografo.
Vladimir Sutiaghin è presente in musei russi e bielorussi
e in diverse collezioni europee.
Accompagna
la mostra un catalogo edito dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese,
comprendente la riproduzione di tutte le opere esposte e i testi
critici di Roberto Mutti e Sergio De Carli, oltre a una testimonianza
diretta di Vladimir Sutiaghin.

Vladimir
Sutiaghin, Monastero dell'Annunciazione,
Kirgiàk, 1995, cm 38x27
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