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Nuovo
Spazio Italiano, un panorama sull'arte contemporanea dell'ultima
generazione.
A
Trento in due sedi museali, la Galleria Civica di Arte Contemporanea
e il MART - Palazzo delle Albere, per vedere da vicino un
gruppo di protagonisti dell'arte del Ventunesimo secolo.
L'esposizione
coincide con l'apertura della nuova sede del MART di Rovereto, progettata
da Mario Botta, che con le collezioni di arte moderna e contemporanea
attraversa la storia dell'arte del Ventesimo secolo. Un viaggio
ideale di pochi chilometri quelli che separano Rovereto da Trento.
La
mostra Nuovo Spazio Italiano, promossa e organizzata dalla
Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento e dal MART
- Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto,
crea un'occasione di visibilità per i giovani artisti italiani,
che si affacciano sulla scena internazionale.
Nuovo Spazio Italiano, a cura di Fabio Cavallucci, Giovanna
Nicoletti, Giorgio Verzotti, presenta lavori appositamente pensati
dagli artisti per lo spazio espositivo assegnato. Ogni autore, attraverso
i differenti strumenti della comunicazione contemporanea - dalla
pittura alla scultura, dall'installazione alla performance, dal
video alla fotografia - concorre a tracciare un percorso che unisce
poetiche diverse. Diciotto gli artisti chiamati a lavorare: Sergia
Avveduti, Davide Bertocchi, Stefano Cagol, Gianni Caravaggio, Loris
Cecchini, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Stefania Galegati, Daniele
Geminiani, Francesco Gennari, Norma Jeane, Marzia Migliora, Diego
Perrone, Gabriele Picco, Paola Pivi, Sissi, Patrick Tuttofuoco,
Laura Viale.
"Nuovo
Spazio" è inteso come ambito di sostegno che le istituzioni
trentine si impegnano ad assegnare alle nuove generazioni. Ma è
anche una condizione percettiva che i giovani artisti propongono,
dove il confine tra spazio reale e spazio virtuale diventa sempre
più evanescente, emergono visioni allucinate e ossessive,
aleggia un'ironia sempre meno fiduciosa nella possibilità
di conservare precisi punti di riferimento.
La
Galleria Civica di Arte Contemporanea, situata nel centro
storico della città ospita le opere di:
Stefano Cagol lavora sul tema dello sdoppiamento dell'immagine
e sulla ossessiva ripetitività del ritmo provocando un senso
di disorientamento.
Loris Cecchini esplora spazi distorti nei quali la geometria
euclidea non regge più: DensitySpectrumZone 1.0 (monologue
patterns) è una sorta di stanza di cui una parte è
costituita da oggetti di resina grigia privi di struttura, l'altra
da una struttura rigida, riflettente e semitrasparente che produce
un effetto di visione tridimensionale, suggestione sospesa tra il
luna park e il miraggio.
Lara Favaretto, propone 14 grandi teste di cartapesta, citando
i carri carnevaleschi. Sono personaggi ispirati alla troupe di un
suo film, che durante il giorno dell'inaugurazione vagheranno per
la città per essere poi riposti in Galleria Civica di fronte
a una parete in cui spiccano le loro riproduzioni pittoriche.
Norma Jeane per opporsi simbolicamente agli stereotipi,
ha assunto il vero nome di Marilyn Monroe e immagina la sua data
di nascita nel giorno della morte della diva, lavora sul concetto
di potlatch, di dispendio energetico: un grande bollitore
elettrico da mensa resta acceso nel cortile della Galleria Civica
per tutta la durata della mostra facendo fuoriuscire un improduttivo
vapore.
Diego Perrone presenta alcune fotografie inedite della serie
I pensatori di buchi: buchi nella terra di varie forme e
dimensioni, un'ossessione sospesa tra la vertigine, la claustrofobia,
ma anche la regressione uterina.
Gabriele Picco, autore di disegni e dipinti ironici e allucinati,
in questo caso trasforma la sua pittura in installazione portandola
ad occupare anche il centro della stanza.
Paola Pivi presenta una sola grande fotografia, Untitled
(orange men), tratta dalla performance realizzata recentemente
al Palais de Tokyo di Parigi, in cui un gruppo di atleti vestiti
con tute arancioni fosforescenti scala delle montagnole di terra.
Il
MART, Palazzo delle Albere, suggestiva villa rinascimentale
di Trento, accoglie i lavori di:
Sergia Avveduti nella scultura intitolata Osso e
nel lavoro Affettuoso larghetto congiunge la pittura e la
scultura per abitare lo spazio del Palazzo delle Albere, suggerendo
una dimensione allo stesso tempo intima e solenne.
Davide Bertocchi nel video e nelle fotografie intitolate
Nice-Time-Lab è il protagonista di un'azione che lo
vede impegnato in una comica sperimentazione di equilibrio.
Gianni Caravaggio è protagonista dell'espansione
del proprio lavoro a cui da forma con l'azione del soffiare attraverso
una struttura reticolare fatta di cannucce. La scultura e la fotografia
intitolate rispettivamente Universo negativo e Universo
positivo rappresentano l'espansione di una natura universale.
Roberto Cuoghi nei lavori esplora la relazione tra identità
e metamorfosi, che sono alla base della sua "pratica quotidiana",
sperimentando con la propria esistenza la via della trasformazione.
Stefania Galegati racchiude sulla superficie-limite della
tela lo spazio di una veduta, di una ambientazione dedicata al passato,
alla quale fa da contrappunto una presenza sottile evanescente e
misteriosa.
Daniele Geminiani nella video installazione sonora di un
treno in corsa proietta in un tempo minimo un'azione che si compie
e si conclude lasciando una sottile sospensione nella sequenza narrativa
inafferabile.
Francesco Gennari dispone il suo Mausoleo per un verme
all'interno del torrino affrescato del Palazzo delle Albere. L'accattivante
oggetto ricoperto di zollette di zucchero cattura l'attenzione ma
nello stesso tempo l'immagine di morte crea disagio.
Marzia Migliora nella video installazione lavora sul concetto
della caduta dando forma a un'immagine che provoca la sensazione
di vertigini. La caduta rappresenta un cambiamento di stato, dalla
veglia al sonno, dalla coscienza all'incoscienza, dal sogno alla
realtà.
Sissi chiusa in uno dei torrini affrescati con il ciclo delle
virtù, si immagina principessa imprigionata in una delle
molte trame antiche che hanno abitato il Palazzo delle Albere.
Patrick Tuttofuoco nei Velodream raffigura per similitudine
i tratti dei suoi amici che trovano una nuova identità nell'oggetto
da corsa che, come una scultura in movimento, occupa gli spazi del
museo.
Laura Viale traduce in fotografie e video un ideale paesaggio
naturale ricostruendo una temporalità di illusoria vegetazione
attraverso l'utilizzo di una luce artificiale.
Correda
la mostra un catalogo, edito da Charta, con testi dei curatori
in italiano/inglese e immagini delle opere degli artisti e degli
allestimenti dell'esposizione.
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