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È
in corso a Milano presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese
la grande retrospettiva dedicata ad Antonio Recalcati, l'artista-ribelle
che negli anni Sessanta ruppe con l'estetismo della pittura
astratta, e che da più di quarant'anni celebra attraverso
i suoi dipinti il fondamentale ideale della libertà.
La
Passione della Libertà è dunque una mostra che
si costituisce come summa delle tappe fondamentali del percorso
dell'artista che, con il complesso di opere "Le Impronte",
si impose nel mondo dell'arte rappresentando ansie e inquietudini
della nuova condizione umana alla nascita della società
del boom economico, correlata alla necessità di libertà
sociale ma anche artistica, attraverso la rottura nei confronti
dell'arte allora in voga: con le impronte nasce la nuova figurazione.
Il
percorso espositivo è costituito da una settantina di
oli su tela realizzati dall'artista dagli anni Sessanta a oggi.
Cenni
biografici
Milanese di nascita, Antonio Recalcati definì se stesso
come un artista-gitano, che a partire da Le Impronte (1960-1962)
creò - come ha scritto Alain Jouffroy - "per la
prima volta nella storia della pittura un linguaggio figurativo
autonomo, legato alla situazione concreta dell'uomo nel mondo".
Molto apprezzato da scrittori e pittori contemporanei - da Jacques
Prevert ad Alberto Moravia e Dino Buzzati, dal critico Gérald
Gassiot-Talabot ad Alain Jouffroy a Giorgio Kaisserlian - insieme
ad Arroyo ed Aillaud praticò una svolta nella storia
dell'arte con Une passion dans le désert. Questa svolta
venne chiamata dal critico Gassiot-Talbot "Figuration narrative",
e sarebbe stata magistralmente illustrata dallo stesso trio,
con la serie degli otto quadri Vivre et laisser mourir, ou la
fin tragique de Marcel Duchamp, pezzo forte dell'esposizione
collettiva La Figuration narrative dans l'art contemporain tenutasi
alla Galleria Creuze nell'ottobre 1965.
Negli anni Settanta espone in Italia a Firenze, Roma, Venezia,
e inoltre a Parigi, Caracas, New York. Crede tenacemente nella
pittura come unico mezzo per conquistare la propria libertà.
Non bisogna, tuttavia, confondere la pittura di Recalcati, con
la volontà di trasmettere un qualunque messaggio morale
o politico: "non si dipinge, non si scrive se non in relazione
a tutti i fallimenti, alla sublime sconfitta di tutta la poesia"
commenta Alain Jouffroy. L'angoscia che provocano i quadri di
Recalcati corrisponde, secondo lui, alla difficoltà che
ancora sussiste nel riconoscere che "l'arte sfocia, in
un modo o nell'altro, in una catastrofe personale e nel sentimento
infinito della sua rovina".
Alla pittura, che prosegue negli anni Ottanta e Novanta, viene
affiancata una produzione di sculture e ceramiche, con esposizioni
in prestigiose gallerie in Italia e all'estero, a partire dal
suo ritorno in Europa dopo un soggiorno newyorkese di alcuni
anni. Nella produzione recente rappresenta in particolare il
tema della morte: ecco allora la sua mano incontrare quella
di uno scheletro (Mano a mano, 1999); ecco dei nudi, dipinti
con una sconcertante ed ammirevole disinvoltura, che si confrontano
con la morte (Il nudo e la morte,1999).
La
mostra è accompagnata da un catalogo con testi di Beatrice
Buscaroli Fabbri e Jean-Luc Chalumeau.
Il catalogo è disponibile in Galleria.

Antonio Recalcati, Bar l'Atlas, 1999,
olio su tela, cm 150x200
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