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MILANO
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
11 giugno - 13 settembre 1998
La
mostra "Edoardo Persico e gli artisti (1928 - 1936). Un percorso
dall'Impressionismo al Primitivismo", promossa dal Comune di
Milano Settore Cultura e Musei e organizzata dal padiglione d'Arte
Contemporanea, è la prima mostra dedicata specificamente
all'attività di critico d'arte di Edoardo Persico (Napoli
1900 - Milano 1936), uno dei maggiori intellettuali degli anni Trenta,
noto soprattutto come architetto e critico dell'architettura, scomparso
a soli trentacinque anni.
L'esposizione comprende circa cento opere e ripercorre tutto l'itinerario
delle scelte critiche di Persico nel campo della pittura e della
scultura ed è divisa in tre sezioni:
1. L'arte europea impressionista e postimpressionista che Persico
considera il fondamento dell'arte moderna.
2. Il periodo torinese di Persico (1927- 1929)
3. Il periodo milanese (1929 - 1936): l'attività di critico
d'arte a "Belvedere" alla galleria Bardi, alla Galleria
del "Milione", a "Casa Bella" e la cerchia dei
giovani artisti appoggiati da Persico.
Nell'Italia degli anni '30 Persico teorizza un'arte anti-novecentista,
che sappia guardare alla moderna pittura europea: un'arte che sostituisca
alla regole classiche un primitivismo (inteso come linguaggio antiaccandemico,
"ingenuo" ed immediato) carico di religiosità,
capace di esprimere la piccolezza dell'uomo di fronte all'infinito.
Nella prima sezione della mostra sono esposte tra l'altro due opere
di Daumier per "Le Charivari" (1846); Il colpo di vento
di Corot (1865); Il monumentale (cm. 255x154) Il Signor
Arnaud a cavallo di Manet del 1875, oltre a dipinti di Millet,
Daubigny, Sisley, Zandomeneghi. Seguono opere della Scuola di Parigi
(dalla Rosa porporina di Modigliani a Chagall, dalla Odalisca
di Matisse a Marqet, da Il Cristo degli oltraggi e dal Crocifisso
di Rouault alla Rue de Mont-Cenis di Utrillo); il Pavillon
del doganiere Rousseau (suggestivo disegno del 1901 appartenuto
a Soffici) e dalla scuola belga (Ensor, Learmans, Permeke).
Nella seconda sezione sono esposte opere di Casorati (Aprile,
1930) e dei Sei di Torino, il Gruppo fondato da Persico (Boswell,
Chessa, Galante, Levi, Menzio, Paulucci).
La terza sezione ospita opere di Rosai, tra cui quelle presenti
nella mostra organizzatagli da Persico nel 1930, come i Filosofi
(1920), e altri suoi dipinti, come la cruciale Villa Toscanella.
Di Arturo Martini, amatissimo da Persico, sono esposte le poetiche
ceramiche presentate alla Triennale del 1930 e l'imponente La
lupa: tutte opere tempestivamente lodate dal critico sulla rivista
"Casabella". Di Garbari è esposto tra l'altro il
monumentale Trionfo di San Tommaso, del 1931, prestato dal MART
di Trento e Rovereto, che Persico considerava il capolavoro dell'artista.
E ancora sono presenti opere di Carrà, del Soffici futurista,
di Oppi. Seguono i "giovani": da Birolli (fra le cui opere
sono esposti il grande San Zeno Pescatore e il Taxi Rosso
del 1931), a Lucio Fontana; da Sassu a Broggini, Tomea, Manzù,
dai Chiaristi (Del Bon, De Rocchi, Lilloni, De Amicis, Spilimbergo)
ai molti artisti che furono scoperti da Persico agli inizi degli
anni Trenta. In tutte queste opere emerge un clima comune: un lirismo
pervaso di commossa spiritualità, che segnò un momento
irripetibile della nostra arte.
Completa la mostra una serie di ritratti di Persico, lettere, libri,
documenti d'epoca tra cui la seie della rivista "Casabella"
del 1931 - 1933, gli anni in cui Persico fu maggiormente attivo
come critico d'arte.
Accompagna la mostra un catalogo con testi di Elena Pontiggia, Mirella
Bandini, Luigi Cavallo, Maurizio Cecchetti, Claudia Gian Ferrari,
oltre ad apparati critici di Lorella Giudici e a un inedito carteggio
Garbari-Persico pubblicato da Fabrizio Lanza.
NOTE
BIOGRAFICHE
Edoardo Persico nasce a Napoli nel 1900. Interrotti gli studi di
legge, si dedica ad interessi artistici e letterari, pubblicando
nel 1923 il racconto filosofico La città e gli uomini
d'oggi. Intorno al 1920 compie un viaggio a Parigi. Amico di
Gobetti, con il quale collabora alla "Rivoluzione Liberale"
e al "Baretti", Persico si trasferisce nel 1927 a Torino,
dove tra mille ristrettezze, lavorando per un periodo come uomo
di fatica alla FIAT, fonda una propria casa editrice e dirige quella
dei fratelli Ribet. Nella città piemontese conosce Lionello
Venturi (del quale pubblicherà nel 1929 Pretesti di Critica)
e appoggia un gruppo di artisti (Chessa, Galante, Levi, Menzio,
Paulucci, Boswell) che diventeranno noti come i "Sei di Torino".
Nel 1929 Persico si trasferisce a Milano. Qui collabora con Pier
Maria Bardi alla rivista "Belvedere", fonda la galleria
del Milione organizzando diverse mostre attorno al 1930 e, agli
inizi del 1931, scrive su vari fogli tra cui "L'Ambrosiano"
e dirige la rivista "Casabella". Intanto diffonde nei
giovani artisti l'interesse per l'impressionismo, le avanguardie
europee, la Scuola di Parigi. Dal 1934 si dedica però soprattutto
all'architettura, realizzando interni e allestimenti, e appoggiando,
non senza riserve, il movimento razionalista. La fine improvvisa
(viene trovato morto nella sua casa, a trentacinque anni, nel gennaio
del 1936) interrompe tragicamente la sua ricerca.
L'allestimento
è offerto e realizzato da "Progetto Lissone", una
società per azioni a capitale misto pubblico-privato, che
si è costituita nel 1997, formata da professionisti, industriali,
artigiani e commercianti, affiancati dal Comune di Lissone, con
l'obiettivo di promuovere e diffondere la cultura di un territorio,
il Lissonese, che è leader nel mondo per la lavorazione del
legno.

Alberto
Martini, La Lupa, 1930-31, bronzo, cm 86x135x60
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