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Grande
evento culturale con la mostra Arturo Martini
- Sculture 1921 - 1943 ideata e promossa dalla Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese nella sede della Galleria
Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli a Sondrio
dal 25 luglio al 27 settembre 2003.
Destinatari di questa proposta oltre ai valtellinesi sono i numerosi
turisti che affollano le varie località montane della provincia
di Sondrio. I visitatori hanno la possibilità di avvicinarsi
allarte di Martini attraverso la consultazione di una brochure,
con testo introduttivo del professore Paolo Baldacci. E' possibile
sfogliare il catalogo virtuale dell'esposizione all'indirizzo www.creval.it
In mostra ventidue bronzi di Arturo Martini provenienti da unedizione
tirata dai gessi originali, nel 1989 in occasione del centenario
della nascita dellartista.
Le opere di medie e grandi dimensioni sono state realizzate tra
il 1921 e il 1943 e fanno parte della collezione del Credito Valtellinese
che da anni promuove eventi a favore della cultura.
Dal trittico della Leggenda di San Giorgio e da Testa
di ragazza, del periodo di Valori Plastici, si arriva
fino ad alcuni pezzi più famosi, degli anni 40, come
Pegaso caduto o La vacca.
Il nucleo centrale è costituito dalle sette sculture di soggetto
classico e biblico realizzate nellestate del 1935 a Blevio,
considerate tra i massimi capolavori della scultura italiana del
novecento: Lamazzone, Il ratto delle sabine, Il Giudizio
di Salomone, Il centrometrista, Il Laoconte, LUlisse, La maternità
della montagna.
Sono inoltre presenti tre delle grandi figure femminili realizzate
tra il 1928 e il 1931 alle quali è legata nellimmaginario
comune la fama di Martini: La Pisana, La donna al sole, La dormiente.
Nel suo insieme la mostra offre una panoramica completa dellarte
dello scultore trevigiano nelle sue massime espressioni dei vari
periodi.
La mostra è correlata da un catalogo
virtuale edito dalla Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese, visitabile sul sito www.creval.it
Cenni
biografici
Arturo Martini nasce a Treviso, nel 1889, da famiglia modesta e
non segue studi regolari. Giovanissimo è apprendista presso
una fabbrica di ceramiche, in seguito studia scultura con Antonio
Carlini a Treviso e Urbano Nono a Venezia. Le sue prime opere sono
datate 1906 e nel 1907 Martini partecipa con successo, alla Prima
mostra darte trevigiana. Nel 1909 compie un soggiorno
di studio e di lavoro a Monaco di Baviera (dove pare abbia frequentato
la scuola di Adolf von Hildebrand), nel 1911 espone a Ca Pesaro
di Venezia. Compie il primo viaggio a Parigi nel 1912, e le sue
opere, insieme a quelle dellamico pittore Gino Rossi, vengono
esposte al Salon dAutomne (dove sono presenti anche quadri
di Modigliani e De Chirico). Risale al 1913, data dal suo primo
arrivo a Roma, lincontro con lo scrittore Giovanni Comisso.
La produzione di questo primo periodo dellartista trevigiano
comprende ritratti, statue di piccolo formato, ceramiche e fogli
di grafica. Partecipa agli eventi bellici, ma non interrompe la
sua ricerca artistica.
Sposa Brigida Pessano di Vado Ligure, che sarà modella dalcuni
suoi lavori, tra cui Il sonno o la dormiente (1931),
una tra le opere esposte a Palazzo Sertoli. Nel 1921 entra nel gruppo
Valori plastici e tiene la prima mostra a Milano con
la presentazione di Carlo Carrà. La sua prima commissione
pubblica arriva nel 1923: il monumento ai Caduti di Vado Ligure,
il paese dove risiede con la famiglia (nel frattempo gli è
nata una figlia).
Lavora intensamente e la sua vita è caratterizzata da continui
spostamenti, anche per far fronte alle difficoltà economiche,
che ogni tanto lamenta nelle sue lettere. Non ha dubbi sul suo valore
e scrive, in una delle sue missive (pubblicate in volume, postume,
nel 1967): Sono un genio e lo so chiaramente, anzi lunico
che abbia questepoca che possa bastare solo a se stesso.
Quando espone alla Quadriennale di Roma, nel 1931, è ormai
artista affermato: vince il primo premio per la scultura e con 80.000
lire compra casa a Vado. Martini non si rinchiude in una produzione
ripetitiva, ma va alla ricerca di nuove strade con molteplicità
di mezzi: pietra, marmo, bronzo, ceramica, terracotta, legno, disegno,
incisione. Mai appagato, inquieto, cerca unulteriore strada:
per me la pittura è una spina al cuore e bisogna che
la levi. Vi si dedicherà nel periodo compreso tra il
1938 e il 1940.
Nel 1941 gli vengono commissionati cinque bassorilievi di marmo
per lArengario di Milano, lanno successivo incomincia
ad insegnare allAccademia delle Belle Arti di Venezia. Limpegno
didattico lo spinge a porre per iscritto le sue riflessioni. Nel
1945 pubblica il piccolo volume La scultura lingua morta,
che raccoglie sedici pensieri, una sorta di testamento artistico,
e termina con il monito: Né più si confonda
con la vita apparente di una statua la vera vita della scultura.
A guerra appena conclusa viene sospeso per un periodo dallinsegnamento
e scrive allavvocato Raffaele Levi: A me ripugna difendermi,
se credi che ne valga la pena lascio a te il malvagio compito [
]
Se si tratta della mia attività di 25 anni di scultore e
di fascismo ho fatto una vittorietta alta 30 centimetri e
che mi fu anche rifiutata rispondo che questo è il
mio mestiere cioè tanto di servire il diavolo come il padreterno
e lo farò sempre.
Allinizio del 1947 esprime la speranza di essere giunto
al tempo di nuove e grandi opere. [
] Aspetto la primavera
come fosse la prima della mia vita. Appena un paio di mesi
più tardi, il 22 marzo, muore a Milano.
La mostra è correlata da un catalogo
virtuale edito dalla Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese, visitabile sul sito www.creval.it

Arturo Martini, Laocoonte, 1935,
bronzo, cm 33x26x15
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