La Galleria SpazioFoto, Credito Artigiano a Firenze, presenta i ritratti
eseguiti dal fotografo di studio Disfarmer (1888-1959) nell'America
rurale degli anni Trenta e Quaranta.
Opere di grande rilievo nell'ambito della storia del ritratto fotografico,
le immagini di Disfarmer fanno parte delle collezioni del Museo d'Arte
Moderna di New York, del Metropolitan Museum of Art, dell'Arkansas
Art Center e dell'International Center of Photography di New York.
Disfarmer è stato uno dei molti proprietari di piccoli studi
fotografici attivi negli Stati Uniti. La maggior parte delle sue immagini
ha per soggetto la vita e le relazioni familiari. Realizzate con schiettezza
e grande rigore formale, le foto di Disfarmer offrono un ricco affresco
della società americana negli anni a cavallo fra la Grande
Crisi e la Seconda Guerra Mondiale.
Frutto di una straordinaria collaborazione fra il fotografo e i soggetti
ritratti, le immagini rappresentano individui che guardano dentro
la macchina con sicurezza e intensità. Si tratta di persone
ordinarie, i cui abiti appaiono stirati con cura per l'importante
incontro con il fotografo: fattori, madri, infermiere, scolari, gruppi
familiari e soldati. Li vediamo in posa impettita, in piedi davanti
alla macchina, oppure seduti in gruppi attentamente disposti dall'autore.
Per tutti questi personaggi, farsi ritrarre da un fotografo di studio
era un atto importante, connesso al senso di appartenenza alla comunità
di cui essi facevano parte.
La mostra, prodotta dall'Hasselblad Center di Göteborg, raccoglie
un centinaio di fotografie in bianco e nero (formato 40X50 cm e 50X60
cm) selezionate da Martino Marangoni.
Disfarmer è rappresentato dalla galleria Howard Greenberg di
New York.
La
storia di Disfarmer
Nato come Mike Meyers da una famiglia di immigrati tedeschi, Disfarmer
rifiuta il mondo agricolo dell'Arkansas in cui è cresciuto.
Egli esprime il discontento nei confronti della sua famiglia cambiando
il proprio nome in Disfarmer. Il nome Meyers deriva da Meier, che
in tedesco arcaico significa fattore. Non percependosi né
come un membro della famiglia Meyer né come un farmer (in
inglese fattore), Mike Meyer diventò Dis-farmer. Forse è
il desiderio di liberarsi dalle proprie radici che porta Disfarmer
alla fotografia. Autodidatta, negli anni Trenta diventa fotografo
professionista e apre uno studio sulla Main Street della cittadina
di Heber Springs. A causa della sua personalità eccentrica
e schiva, Disfarmer viene percepito come un tipo originale. Farsi
ritrarre dal fotografo diventa presto una delle principali attrazioni
della cittadina.
Dopo la morte di Disfarmer nel 1959, Joe Albright, un ingegnere
in pensione, comprò lo studio del fotografo trovandovi circa
3000 negativi su lastra di vetro, oltre a migliaia di dollari in
contanti nascosti dentro vecchie scatole. Albright conservò
con cura i negativi, attendendo pazientemente l'occasione per farne
qualcosa.
Nel 1974, il fotografo Peter Miller si trasferì a Heber Springs
per pubblicare The Arkansas Sun. Una intera pagina del quotidiano
era dedicata alle vecchie fotografie di famiglia dei lettori. Albright
mandò alcuni esempi del lavoro di Disfarmer. Colpito dalla
bellezza delle immagini, Miller acquistò l'intera collezione,
sottoponendola all'attenzione di Julia Scully, redattrice della
rivista "Modern Photography". Da allora, Scully e Miller
si sono impegnati costantemente nella promozione e nella diffusione
del lavoro di Disfarmer.

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