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MILANO
Venti Correnti
Via Cesare Correnti, 20
18 maggio - 3 luglio 2004
In
mostra opere su tela, collages, ceramiche e documenti illustrano
il percorso artistico di Sergio Dangelo dal 1962 al 2003.
Compongono l'ampia rassegna, curata da Dominique Stella, 12 quadri
"Le luci d'Isotta" (1962-63), 118 collages "ironico-erotici"(1960-2003)
e 40 "vasi atteggiati"(2002).
I quadri appartengono tutti allo stesso ciclo, dipinto tra il 1963
e il 1964, sul tema di Isotta Guttadauro, ispirato dalla lettura
del libro di Gabriele Dannunzio. Il lirismo poetico che domina questo
insieme ci ricorda che Sergio Dangelo definisce se stesso, innanzitutto,
come "un letterato che scrive". La forma prediletta che
costituisce la componente fondamentale del suo lavoro è l'ellissi,
che è spesso la base su cui si sviluppa l'opera.
I collages appartengono a vari periodi che partendo da uno spirito
poetico, raggiungono spesso uno spirito derisorio ricordandoci che
l'opera in quanto oggetto, per Dangelo, non ha alcuna importanza:
non si farà mai prendere da una sorta di feticismo nei confronti
del suo lavoro. Il collage diventa così una tecnica per esplorare
il quotidiano, estraendo da oggetti, da fogli di giornale, da cose
comuni un aspetto aneddotico, curioso, umoristico, che l'artista
sfrutta a fini artistici. Sparizione dell'oggetto trascurato e sua
resurrezione, mediante un accostamento inconscio, guidato dal caso.
Questa ricchezza inventiva si trova anche nella serie dei vasi atteggiati.
Dangelo lavora la ceramica dai primi anni '50, ed è stato
il fondatore, assieme a Asger Jorn, della serie di Incontri Internazionali
di Albisola. Da allora ha lavorato con quello spirito di "libertà,
immaginazione e sperimentazione" che era la parola d'ordine
di quegli incontri. Quest'ultima produzione di Dangelo è
caratterizzata da una semplicità scarna e disadorna, che
solo una lenta maturazione consente di raggiungere. Tuttavia la
sobrietà, resta dominante ogni pezzo è rigorosamente
monocromatico, ravvivato da un dettaglio colorato: una punta di
giallo, una lacrima di rosso su di un bianco od un nero immacolati.
Un gioco di contrasti infinitamente ricercato e raffinato, un gioco
difficile e atemporale: il segno di un artista che opera in completa
indipendenza di spirito ignorando volontariamente le mode e le correnti
del momento.
Cenni
biografici
Formatosi alla scuola surrealista attraverso la lettura de "L'antologia
del Surrealismo" di Carlo Bo, che aveva preso nella biblioteca
di suo padre, Dangelo ha sviluppato da sempre un'arte il cui spirito,
piuttosto che la forma, deriva dalla filosofia propria del movimento
di André Breton. Nei primi anni '50, Dangelo che si farà
notare per la sua attiva e determinante partecipazione all'Arte
Nucleare, resterà comunque sempre fedele allo spirito dada
e surrealista che costituisce il fondamento del suo immaginario
creativo e il riferimento alla libertà, imprescindibile per
l'evoluzione della sua arte e del suo pensiero. Il Movimento Nucleare
proponeva una linea in continuità col surrealismo e il dadaismo,
mettendo in discussione le convenzioni estetiche, i luoghi comuni
e la retorica ufficiale. Si voleva libero e svincolato da ogni dogmatismo.
I sostenitori dell'arte nucleare esplorano degli universi subumani
e subatomici, rivelando forme nascoste del mondo, governate dal
caos e dalle forze cupe ed oscure, mediante una ricerca del gesto
e del colore, che privilegia il tachisme, il frottage, l'action
painting e il collage.
Si svolge, nel 1951, la prima personale di Sergio Dangelo alla Galleria
San Fedele di Milano, che rispecchia la sua adesione allo spirito
del movimento nucleare, tenacemente anticonformista e che "combatte
ogni concessione a qualunque sorta di accademismo". È
opportuno ricordare che lo sviluppo del movimento, tra il 1951 e
il 1957, avviene grazie a questi fondamentali legami internazionali
tra gli artisti, come testimonia il manifesto " Contro lo stile
", firmato da numerosi artisti europei, ma anche attraverso
la collaborazione a riviste straniere. Il principale vettore di
comunicazione tra i diversi paesi fu la pubblicazione di riviste
d'arte. E' così che Sergio Dangelo collaborò alla
rivista francese Phases, che venne fondata a Parigi dal poeta Edouard
Jaguer. Questa rivista intrattenne degli stretti rapporti coi movimenti
europei che si richiamavano al Surrealismo come Cobra e l'Arte Nucleare.
Inoltre, essa intratteneva rapporti anche con altre riviste come
Edda in Belgio, Boa in Argentina e, in Italia, Il Gesto, fondata
da Baj, Dangelo ed Edouard Jaguer che sosteneva il movimento nucleare.
I legami internazionali si rinserrarono anche in occasione degli
"Incontri Internazionali della Ceramica" di Albisola,
cominciati nel 1954, per iniziativa di Asger Jorn e Sergio Dangelo.
Questa è la sua origine : nato , per caso e per noia, da
un movimento che ritiene innegabile per la propria vicenda artistica,
Sergio Dangelo rivendicherà per tutta la vita il suo debito
verso il Surrealismo. Con questa convinzione, e seguendo la strada
che più gli si confaceva, Dangelo, s'allontana rapidamente
dal movimento nucleare e mantiene la sua indipendenza, senza compromessi
e senza concessioni alle nuove tendenze. Poeta anarchico per temperamento,
Dangelo è rimasto un ribelle, fedele a dei principi di libertà
che rendono ognuna delle sue opere unica ed irripetibile, nascendo
da un modo di procedere anti-stilistico, che rifiuta l'identificazione
immediata del lavoro di un autore con una firma, come fosse una
griffe. Tuttavia, è possibile identificare una parentela
nelle opere di Dangelo, che racchiudono tutto il significato del
gesto che lo avvicina ad alcuni artisti informali - in particolare
quelli appartenenti all'astrazione lirica, come Wols, Mathieu o
Hartung - ed un uso molto personale del colore e della tecnica pittorica,
che permettono di riconoscere il suo lavoro, anche se lo stile varia
enormemente da un quadro all'altro. Le prime opere di Sergio Dangelo
si basano su un linguaggio che assorbe le forme naturali, in un'interpretazione
metaforica del mondo, rappresentata attraverso dei quadri che condividono
dei connotati stilistici con Paul Klee, con la calligrafia automatica
di Masson, la poesia naturalista di Max Ernst, o, ancora, la gestualità
esplosiva di Hantaï o Georges Mathieu. Dangelo percorre, attraverso
una pittura ritmata di cui non si può escludere un'ispirazione
musicale, tutti i campi dell'astrazione, per ricavarne un'arte dall'intensa
ed indiscutibile pittoricità, carica di un'esuberante e colorata
tonalità emotiva, che l'artista crea a partire dai segni,
talvolta simili a calligrafie giapponesi, o che fa nascere da ampie
pennellate, che strutturano una materia pittorica densa. Le forme
affondano in un universo di colori dominato da grigi trasparenti,
da viola fluidi di aurore nascenti, da blu pallidi e da verdi acqua,
che evocano delle atmosfere vaporose e diluite in una materia pittorica
ottenuta con la mescolanza di smalti e di essenza di trementina
pura gemma. La materia pittorica stende un velo che sembra interporsi
tra l'immagine e lo sguardo e offre una superficie uniforme e opaca
che sembrerebbe tempera, ma che appartiene al mistero della pittura
e all'alchimia dei pittori che, essi soli, sanno creare l'illusione.
Accompagna
la mostra un volume Edizioni Mudima con testo di Dominique Stella
e un colloquio di Ginevra Quadrio Curzio con Sergio Dangelo.
Volume
Edizioni Mudima collana fluid

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