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MILANO
Galleria Poleschi Arte
26 ottobre 2006 - 22 gennaio 2007





La Galleria
Poleschi ha reso omaggio alla memoria di Antonio Corpora, da pochi
anni scomparso, con un'interessante mostra.
L'esposizione,
curata da Luciano Caramel e Luciano Caprile, propone oltre trenta
opere pittoriche di medie e grandi dimensioni di indiscussa rilevanza
storica, che documentano la produzione più nutrita dell'artista,
quella che va dagli anni quaranta del secolo scorso alla vigilia
della scomparsa, avvenuta nel settembre del 2004.
La
luminosa pittura di Corpora si è sviluppata con autonoma
originalità, fuori delle mode, come ci rivelano i lavori
presenti in mostra: il dipinto Senza titolo degli anni '40 e le
tre tele del decennio successivo rappresentano il suo periodo più
vivo; altrettanto una Composizione ancora postcubista, informaleggiante,
un Paesaggio del 1957 e Come una volta, dell'anno seguente. Più
numerose, e sempre di alta, scelta qualità, le opere dei
successivi decenni, tra cui si segnalano La speranza di pace del
1970, I segni sulla parete del 1975, Finestra del 1986, La porta
rossa e Luna e laguna del 1988.
Per l'artista l'astrazione significava "ritorno alla conquista
dei simboli", con l'impiego di un colore, centralissimo nella
sua pittura non figurativa, che riprendesse il dialogo con la natura
dal punto di vista emotivo e sensoriale. La contemporaneità
di Corpora sta perciò in questa tensione tra linguaggio astratto
e contenuto concreto.
Il percorso espositivo si chiude infine con l'attività degli
ultimi anni del maestro, assolutamente fertile, come testimoniano
i suoi lavori estremi: Mattina a Venezia del 2000 e Viaggio nel
Bosforo del 2001.
Accompagna
la mostra un catalogo edito da Poleschi Arte con testi di Luciano
Caramel e Luciano Caprile.
Cenni
biografici
Antonio Corpora è stato uno dei protagonisti dell'arte
italiana del '900, spesso in prima fila nel dibattito culturale
artistico nazionale. Nato a Tunisi nel 1909 da genitori italiani,
studia nella locale Scuola d'arte. Nel 1929 si trasferisce a Firenze,
dove in Palazzo Bardi tiene la sua prima mostra personale. Guardava
allora a Modigliani, a Soutine e alla grande tradizione francese.
Sulla scia di quelle preferenze va nel 1930 a Parigi, dove vivrà
fino al 1939, suscitando l'interesse di Zborowski. In quegli anni
compie alcuni viaggi e soggiorni in Italia, a Milano, dove conosce
Carlo Belli e Gino Ghiringhelli della Galleria del Milione, e si
avvicina a metà del decennio all'arte astratto-geometrica.
Al Milione espone con una personale nel 1939. La sua pittura, veloce,
cromaticamente viva, era tornata alla figurazione.
Nel secondo dopoguerra è a Roma e diviene amico di Guttuso.
E' il momento della sua adesione al neocubismo, che gli consente
una scansione più libera e articolata dell'immagine, sempre
peraltro segnata dal suo cromatismo. E' allora che partecipa al
"Fronte Nuovo delle Arti", movimento artistico che si
proponeva di rinnovare l'arte italiana (la sua prima denominazione
fu significativamente quella di "Nuova secessione artistica
italiana). Più tardi, tra il 1952 e il 1954, è con
Afro, Birolli, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova tra
gli "Otto pittori italiani" fiancheggiati criticamente
da Lionello Venturi. Con loro espone nel 1954 alla Biennale di Venezia,
dove sarà presente più volte, nel 1956, 1960, 1962
e 1966, con sale personali, e l'anno dopo ottiene il premio della
Quadriennale di Roma.

Antonio
Corpora, Finestra, 1986,
olio su tela, cm 162x130
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