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Monica
Armani,
architetto e designer presenta alcune soluzioni di mobili componibili.
La Armani ha avviato la sua carriera come architetto a Trento dove
lavora, passando all'attività di designer di tavoli e sedute
- esposte in mostra - in quanto insoddisfatta dei modelli presenti
sul mercato per l'allestimento degli interni da lei progettati.
Nella creazione dei propri oggetti, realizzati in metallo e materiali
diversi, quali vetro o pietra, la Armani lavora sui criteri del
modulo, secondo principi razionalisti che puntano all'essenzialità
dei materiali e della forma. Un tavolo da lei ideato è stato
scelto per gli arredi del Beaubourg di Parigi.
Anna
de Manincor, regista e video-artista multimediale che vive a
Bologna, lavora sullo sfasamento dei tempi di visione proponendo
contemporaneamente immagini di una stessa scena ripresa in attimi
diversi o da angolazioni differenti. In mostra presenta un film
che lei definisce "antiformale per vista strabica e periferica;
rabbioso e patetico" dal titolo Stop kidding, proiettato
su tre schermi: immagini di personaggi, che si susseguono in un
casting ripetendo la frase "Io non farò figli per questo
paese", convivono con scene di immersioni girate nelle terme
di Saturnia.
Loredana
Dordi, regista documentarista residente a Roma, già premiata
alla Biennale Cinema di Venezia nel 1986. In mostra descrive nel
suo film documento Storie di strada il mondo dei senza tetto,
il loro continuo peregrinare nei luoghi più desolati della
città e la precarietà che accompagna la loro vita.
La regista riesce a cogliere momenti di intimità, stabilendo
un rapporto diretto con i protagonisti che, pur nelle difficoltà,
riescono a trovare una grande dignità.
Mariella
Poli, fotografa che attualmente vive a San Francisco, lavora
sull'evocatività dello spazio. Presenta in quest'occasione
dei lightbox e un dittico video realizzati in un chiostro romano.
I due video propongono una riflessione sullo scorrere ineluttabile
e senza posa del tempo, riprendendo rispettivamente il silenzioso
camminare in senso circolare di una suora nel chiostro e il rintocco
di un pendolo.
La
serie di ritratti di Maria Salvati, intitolata significativamente
"Who", prende spunto dall'ipertrofia delle immagini ad
opera dei mezzi di comunicazione di massa indagando volti anonimi
attraverso la pittura ad olio. La serialità con la quale
l'immagine dell'umanità è consumata continuamente
dai media viene ribadita nell'insieme dei volti, scrutando ogni
individualità decontestualizzata dalla contingenza reale.
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