AVANCES
CREATIVI TRENTINA AL FEMMINILIE

TRENTO
Galleria Civica di Arte ContemporaneA
Via Belenzani 46
22 giugno - 25 agosto 2002


Vuole proporre uno sguardo su vari campi del talento femminile la mostra "Avances. Creatività trentina al femminile" alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento dal 22 giugno al 25 agosto 2002.
Si tratta di una rassegna nata per compensare in parte lo scarto tra le presenze maschili e quelle femminili negli spazi della Galleria, ma che di fatto allarga le angolazioni da cui osservare l'arte. Se da una parte la mostra consente di verificare alcuni caratteri della creatività femminile, la scelta, operata in senso trasversale su un ristretto campione di creative trentine, non si ferma a mere considerazioni di discriminante genetica, ma consente di lanciare uno sguardo a largo raggio su vari ambiti di ricerca, dalla pittura al cinema, dal design alla fotografia.
Si tratta di personalità trentine che in molti casi lavorano fuori dai confini regionali e che in occasione di questa mostra tornano a confrontarsi con le proprie radici.

La mostra, curata da Orietta Berlanda e Fabio Cavallucci, sarà documentata sul secondo numero della rivista della Galleria Civica "Work. Art in progress" che uscirà in occasione dell'inaugurazione. Sullo stesso numero appariranno anche vari interventi sul problema della donna nella cultura, tesi ad allargare il panorama del tema della mostra.



Monica Armani, architetto e designer presenta alcune soluzioni di mobili componibili. La Armani ha avviato la sua carriera come architetto a Trento dove lavora, passando all'attività di designer di tavoli e sedute - esposte in mostra - in quanto insoddisfatta dei modelli presenti sul mercato per l'allestimento degli interni da lei progettati. Nella creazione dei propri oggetti, realizzati in metallo e materiali diversi, quali vetro o pietra, la Armani lavora sui criteri del modulo, secondo principi razionalisti che puntano all'essenzialità dei materiali e della forma. Un tavolo da lei ideato è stato scelto per gli arredi del Beaubourg di Parigi.

Anna de Manincor, regista e video-artista multimediale che vive a Bologna, lavora sullo sfasamento dei tempi di visione proponendo contemporaneamente immagini di una stessa scena ripresa in attimi diversi o da angolazioni differenti. In mostra presenta un film che lei definisce "antiformale per vista strabica e periferica; rabbioso e patetico" dal titolo Stop kidding, proiettato su tre schermi: immagini di personaggi, che si susseguono in un casting ripetendo la frase "Io non farò figli per questo paese", convivono con scene di immersioni girate nelle terme di Saturnia.

Loredana Dordi, regista documentarista residente a Roma, già premiata alla Biennale Cinema di Venezia nel 1986. In mostra descrive nel suo film documento Storie di strada il mondo dei senza tetto, il loro continuo peregrinare nei luoghi più desolati della città e la precarietà che accompagna la loro vita. La regista riesce a cogliere momenti di intimità, stabilendo un rapporto diretto con i protagonisti che, pur nelle difficoltà, riescono a trovare una grande dignità.

Mariella Poli, fotografa che attualmente vive a San Francisco, lavora sull'evocatività dello spazio. Presenta in quest'occasione dei lightbox e un dittico video realizzati in un chiostro romano. I due video propongono una riflessione sullo scorrere ineluttabile e senza posa del tempo, riprendendo rispettivamente il silenzioso camminare in senso circolare di una suora nel chiostro e il rintocco di un pendolo.

La serie di ritratti di Maria Salvati, intitolata significativamente "Who", prende spunto dall'ipertrofia delle immagini ad opera dei mezzi di comunicazione di massa indagando volti anonimi attraverso la pittura ad olio. La serialità con la quale l'immagine dell'umanità è consumata continuamente dai media viene ribadita nell'insieme dei volti, scrutando ogni individualità decontestualizzata dalla contingenza reale.


Maria Salvati, Who, 1997-2000,
olio su tela, cm 25x30