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SONDRIO
- Galleria Credito Valtellinese
- Museo Valtellinese di Storia e Arte
- Giardini pubblici prospicienti il Museo

9 luglio – 25 settembre 2004




Giovedì 8 luglio 2004 si è aperta a Sondrio la mostra
Giardini di Afrodite. Sei artiste nel segno del Mito, con sculture
e installazioni di medie e grandi dimensioni, in tre sedi espositive:
la Galleria Credito Valtellinese, il Museo Valtellinese di Storia
e Arte e i Giardini Pubblici prospicienti il Museo.
In mostra quaranta opere create da sei artiste-scultrici: Isabella
Gobbato, Junko Imada, Barbara Mignone, Dolores Previtali, Paola
Ravasio, Anna Santinello. Elaborate sul percorso semantico del Mito,
le sculture e le installazioni si dipanano in spazi chiusi e spazi
aperti, e sono realizzate dalle autrici con differenti materiali:
bronzo, terracotta, filo metallico, ceramica, carta, lana, fibra
sintetica.
La
mostra, curata da Rino Bertini, si ispira all'affascinante e ipotetico
luogo mitologico denominato simbolicamente i Giardini di Afrodite
e rende un forte omaggio alla donna, al suo potere generativo e
soprattutto alla sua capacità di creare opere d'arte. Non
per nulla esiste infatti una corradicalità fra "mater"
e "materia".
Le opere esposte si inseriscono in un percorso che privilegia "la
lentezza" e "la poesia", e che presenta forti legami
con la tradizione umanistica, con i grandi temi del dolore, della
sofferenza, della vita e della morte. L'altro filo di Arianna all'interno
di questo percorso è il trattamento dello spazio come antitesi
fra vuoti e pieni nel quale tutte le artiste si sono confrontate
con l'inevitabile necessità di utilizzare materiali differenti.
Isabella
Gobbato libera la scultura dalle costrizioni della materia, inventando
forme che paiono sospese nell'aria. Il filo metallico che utilizza
viene trattato in modo da ottenere uno "sfilacciamento",
che gli fa assumere una consistenza vicina a quella della seta o
della lana. Junko Imada ci mostra la persistenza tematica della
metamorfosi nella scelta diversificata dei materiali (ceramica,
carta, lana, fibra sintetica) e nella congiunzione degli opposti
(luce-ombra, pieno-vuoto). Barbara Mignone parte dal dato di natura,
come "il canneto", che in realtà viene rappresentato
in maniera antinaturalistica, e che funge da semplice pretesto per
un discorso molto più articolato, arricchito del segno della
scrittura, nel campo sociale e politico. Dolores Previtali ci invita
a partecipare, attraverso le sue sculture in terracotta, al viaggio
di uomini affratellati da un abbraccio disperato o supplicante,
i cui volti sono solo abbozzati nei lineamenti. Paola Ravasio persegue
una pratica artistica piuttosto rara nel panorama contemporaneo.
Le sue sculture in bronzo, concentrato di energia che si esprime
attraverso una rappresentazione di muscoli aggrovigliati, nascondono
una tensione dell'anima che fatica a trattenersi. Anna Santinello
rende omaggio a un certo tipo di scultura classica, ma attuando
un processo di svuotamento dei corpi rappresentati che divengono
simili a simulacri, tesi a mostrare tutto l'horror vacui del loro
mondo interno e testimonianza di un disfacimento fisico e morale.
Accompagna
la mostra un catalogo edito dalla Fondazione Credito Valtellinese,
con testi di Rino Bertini.
Barbara Mignone, Togo Na, 2004,
terracotta con smalto e cristallina,
legno,
cm 35x30x20
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