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PADOVA
Vecchiato New Art Galleries
1
marzo - 31 maggio 2007





La Vecchiato
New Art Galleries apre la stagione con una ricca ed esaustiva
retrospettiva dedicata a Jacques Villeglé dal titolo Il
décollage di un grande maestro. Villeglé, curata
da Dominique Stella, comprendente diversi inediti e un'opera realizzata
appositamente in occasione della mostra.
La rassegna, in gran parte composta da opere provenienti dalla collezione
privata dell'artista, presenta una sessantina di significativi lavori
dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi, e racconta il percorso
di Villeglé dal suo periodo "Affichiste", lavoro
sviluppato dal 1949 fino ai primi anni del 2000, ai segni socio
politici, linguaggio creato nel 1969, e con il quale continua a
operare nel campo dell'arte.
In mostra si possono ammirare i celebri dé-collages: Courcelles
del 1957; Avenue Victor Hugo del 1969; Bas de palissade rue de la
Gaité del 1987; 7, quai d'Austerlitz, del 1994; Métro
Arts-et Metiérs del 2000. Particolarmente suggestivi e di
grande impatto i segni socio politici quali Les Murs ont la parole
del 1995; La Guérilla des écritures del 1997; Divination
del 2001; Les Choses Singulières del 2006; fra gli inediti
l'opera realizzata con lettere e segni sovrapposti con la quale
Villeglé ringrazia per l'esposizione la Galleria Vecchiato.
Dal
1957 mediante azioni individuali e collettive, che segnano la sua
partecipazione alla vita del gruppo dei nuovi realisti, di cui è
uno dei fondatori, Villeglé ha saputo affermare l'originalità
di una ricerca che si impone oggi come la più esemplare nell'ambito
del manifesto lacerato.
La caratteristica specifica delle immagini inerenti i manifesti
lacerati, che catturano l'attenzione dell'artista, è proprio
quella stessa presente sui muri delle città, l'espressione
più viva del nostro folklore urbano.
Dominique Stella sottolinea: "Villeglé ci fa vedere
il mondo della strada con occhi nuovi. Nonostante il grado di trasformazione
o di alternazione al quale è sottoposto il manifesto lacerato,
nel laboratorio mentale della nostra visione rimane un documento,
un frammento d'informazione, localizzata nello spazio e nel tempo:
possiamo definire Villeglé l'ordinatore di questi documenti.
La sua opera, infatti, si divide in ampie serie raggruppate per
affinità in base all'argomento, alle dosi rispettive di colore
e grafismo, all'importanza del carattere tipografico e della composizione.
A seconda che il manifesto esprima le idee di lutto, gioia, esuberanza
o solennità, che esso tenda a convincere, sedurre, scioccare
o provocare, la sua destinazione sarà sociologicamente diversa:
questa l'autentica originalità di Villeglé. L'artista
con la sua cultura, la sua sensibilità e le sue scelte unisce
l'azione a una realtà spontanea e anonima, come quella dei
manifesti di strada, alla cultura e fonde un fenomeno sociologico
a un fenomeno poetico ed estetico. Oggi Villeglé parla e
scrive con un linguaggio personale, ispirato ai graffiti "rubati"
nella metropolitana parigina, reinterpretando i fatti secondo una
poesia visiva assolutamente inedita. In mostra è dunque possibile
ammirare una produzione artistica ampia, ordinata e ricca: l'opera
di un autentico testimone del suo tempo".
Villeglé
parlando dei suoi segni socio politici commenta: "si
tratta di un alfabeto che viene dalla strada, dall'anonimato, dai
graffiti: tutti fotografano i graffiti, personalmente mi considero
un disegnatore che valorizza i segni. L'idea è nata da una
visita di Nixon a de Gaulle nel febbraio 1969. Alla vigilia della
partenza di Nixon in tutta Parigi c'erano le scritte "Nixon
go home", e nella metropolitana ho visto un "NIXON"
scritto con le tre frecce del partito socialista del 1933. La "i"
la croce di Lorena; la "x" la croce uncinata; la "o"
il cerchio mediterraneo con la croce latina all'interno, e di nuovo
le tre frecce di Serge Tchakhotine. Mi sono detto: "è
un alfabeto che non esiste, quindi lo realizzerò". Da
allora per qualche anno ho scritto con i segni socio-politici e
alla fine degli anni '70 ho realizzato i primi quadri con questo
alfabeto".
Gli
Affichistes: Villeglé, Hains, Dufrêne, Rotella
Jacques Mahé de la Villeglé è uno dei maggiori
rappresentanti del movimento degli Affichistes che ha sviluppato,
nell'immediato dopoguerra, un linguaggio nuovo insieme a Raymond
Hains, François Dufrêne e Mimmo Rotella, creando una
pratica artistica post-cubista dalla quale è scaturita la
grande mutazione del linguaggio pittorico.
Villeglé nasce à Quimper in Bretagna nel 1926. All'Accademia
di Belli Arti di Rennes incontra il bretone Raymond Hains, ne nasce
un'amicizia determinante per la carriera artistica di entrambi.
Villeglé e Hains vivono nella Parigi del dopoguerra e le
loro ricerche dal '47 al '57 sono strettamente connesse, ma l'intima
collaborazione non esclude lo sviluppo parallelo di due differenti
visioni. Fin dalla prima mostra del 1957 le due personalità
si dimostrano complementari. In Hains i simboli, i riferimenti allusivi,
i giochi di parole, le associazioni di idee costituiscono la trama
strutturale della visione. L'istinto di Villeglé, spietatamente
logico, è altamente portato al recupero degli elementi scomposti
del linguaggio. Il decennio che va dal '47 al '57 è un periodo
formativo per entrambi e costituisce la preistoria delle rispettive
avventure: coincide con la messa a fuoco della camera in vetro ondulato,
con la scoperta e la raccolta dei manifesti lacerati. In un primo
tempo Hains e Villeglé cercano di oggettivare la diffrazione
strutturale della propria visione tramite la fotografia, poiché
tale processo consente loro di ottenere variazioni illimitate di
immagini destrutturate, partendo da una forma prestabilita. In seguito
applicano alla tipografia il procedimento della camera a vetro ondulato,
scomponendo i caratteri dell'alfabeto, creando le ultra-lettere.
Tramite questa espressione artistica nel 1953 stampano una poesia
di Camille Bryen: nasce così il famoso "Hépérile
éclaté", una forma di sintesi dell'illeggibile
nel quale l'antisintassi e l'allitterazione, care a Camille Bryen,
sono condotte al loro parossismo. E sono proprio le ultra-lettere
ad entusiasmare il poeta François Dufrêne che da quel
momento si dichiara ultra-letterista. Le sue grida-ritmo, fonemi
interamente liberati da ogni supporto semantico e considerati come
pure modulazioni sonore al momento dell'emissione, sono gli equivalenti
sonori ed esatti dei manifesti lacerati. Sin dal 1957 Dufrêne
si converte al décollage e si specializza nei "sotto-manifesti".
Completa l'esposizione un esauriente catalogo, edito da Vecchiato
New Art Galleries, con testi di Dominique Stella, Villeglè,
Odile Felgine e un'approfondita e vivace intervista della curatrice
all'artista.
Allegato al volume un curioso dvd contenente l'intervista e un filmato
con scene di Villeglè che passeggiando per Parigi raccoglie
materiale per le sue opere. I
ricavati della vendita dei cataloghi andranno a sostenere "Bambini
dietro le sbarre", un progetto che difende e sostiene i bambini
cambogiani, figli di detenuti, costretti a vivere in carcere con
i genitori. www.naaa.it

Jacques Villeglé, Bal Irma, Tourcoing,
2000,
décollage su tela, cm 30x34
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