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PALAZZOLO SULL'OGLIO (BS)
FONDAZIONE AMBROSETTI ARTE CONTEMPORANEA
12 dicembre 2008 - 12 marzo 2009
In
collaborazione con l'Archivio Nanni Valentini



La Fondazione
Ambrosetti Arte Contemporanea, in collaborazione con l'Archivio
Nanni Valentini, propone la retrospettiva Nanni Valentini:
il canto della terra, curata da Paolo Campiglio.
In mostra circa 50 opere tra disegni, sculture
e installazioni ceramiche inedite illustrano
il percorso artistico dagli esordi degli anni '50 all'ultima produzione
degli anni '80.
L'esaustiva antologica presenta l'intensa attività scultorea
di Nanni Valentini (Sant'Angelo in Vado, 1932- Vimercate 1985),
artista dal grande spessore intellettuale e artistico.
La
rassegna è realizzata con il patrocinio della Regione Lombardia,
Culture Identità e Autonomie della Lombardia, della Provincia
di Brescia, Assessorato alle Attività e Beni Culturali Valorizzazione
delle Identità, Culture e Lingue locali, e del Comune di
Palazzolo sull'Oglio, Assessorato alla Cultura.
L'esposizione
è organizzata seguendo le tappe emblematiche della ricerca
del maestro e si articola in quattro momenti principali: gli esordi,
dal 1955 al 1958, quando l'artista inizia a lavorare a Milano ed
entra in contatto con la ricerca di Lucio Fontana (con cui collabora,
tra l'altro, ad una monumentale opera in ceramica a Faenza tra il
1959 e il 1960); i disegni e le sculture degli anni Sessanta legati
alle ricerche della fine del decennio che preludono alla svolta
degli anni Settanta; i disegni e le sculture degli anni Settanta,
che lo portano a interpretare lo spazio come paesaggio, in una ricerca
simbiotica con gli archetipi della terra e del mondo; infine l'attività
risalente agli anni Ottanta, in cui la ricerca sugli archetipi e
sulle matrici antropologiche della civiltà occidentale si
accentua in una singolare ipotesi plastica tra immanenza e trascendenza
della materia.
Al
periodo giovanile appartengono alcuni vasi, graffiti e piastre spesso
realizzate con la tecnica dell'ingobbio, rivestimento formato da
un velo di terra applicato sull'argilla parzialmente essiccata:
Valentini trasforma così la superficie del pezzo ceramico
in un campo su cui il grès si esprime in quanto "materia"
prima.
Connesse al concetto della casa come abitazione dell'uomo, in senso
antropologico, sono invece le serie di pezzi in ceramica dedicate
alla Casa, come le celebri Case di Barcellona: la dimora dell'uomo
è per Valentini come il tempio di una divinità pagana,
la cella a lui destinata dall'uomo. Sempre legate a questo tema,
seppure in accezione poetica, sono le opere come
Portale del 1979, installazioni ambientali costituite da numerose
tavolette in grès, irregolari e di differenti dimensioni
montate a parete, che alludono a una soglia, un'apertura su uno
spazio "altro".
Per quanto riguarda il periodo degli anni Ottanta la mostra ricostruisce
gran parte dell'attività espositiva del maestro e presenta
per la prima volta al pubblico alcune installazioni ceramiche mai
proposte dopo la precoce scomparsa del maestro. Tra queste si citano
opere come Endimione e I volti di Selene, in cui l'aggancio mitico
appare un pretesto per un racconto fatto di grandi frammenti che
rimandano a una sacralità antica.
L'esposizione
raduna, inoltre, una serie importante di disegni, di cui alcuni
mai esposti, che seguono l'intera produzione del maestro, in un
costante richiamo tra disegno e scultura. In alcuni casi il disegno
è infatti arricchito dell'elemento plastico secondo un criterio
di circolarità tra idea grafica, colore e frammento plastico,
che viene a collocarsi in un percorso di ricerca del colore e della
forma.
Formatosi
nella Milano di Lucio Fontana, dei fratelli Giò e Arnaldo
Pomodoro e di Emilio Scanavino, Nanni Valentini dalla seconda metà
degli anni Cinquanta si afferma come personalità di spicco
nella ceramica d'autore, sviluppando una vena che, nel segno inciso
e graffiato delle ceramiche del 1957-'59, si ricollega all'informale.
In questo breve ma intenso periodo si pone in linea con un azzeramento
del colore e una semplificazione della forma che caratterizza le
nuove ricerche pittoriche e scultoree degli anni Sessanta.
La povertà della materia, la progressiva tendenza installativa
e ambientale che caratterizza l'opera di Valentini, conduce l'immaginazione
creativa dello scultore, nel corso degli anni Settanta, a un ripensamento
sulle origini e sul frammento: la sua ceramica, sempre più
rivolta a interpretare lo spazio circostante connotandolo di segni,
si arricchisce di elementi archetipici e antropologici, anche con
riferimento al paesaggio.
Accompagna
la mostra un catalogo a cura e con testo critico di Paolo Campiglio,
edito dalla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea in collaborazione
con Silvana Editoriale e con il contributo della Fondazione Banca
Popolare di Bergamo onlus.
Nanni
Valentini, La casa dell'Angelo, 1982-1984,
grès, cm 51x43
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