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VENEZIA
PADIGLIONE DELLA REPUBBLICA ARABA SIRIANA
Ca'
Zenobio, Dorsoduro 2596
7 giugno - 22 novembre 2009



La Repubblica
Araba Siriana partecipa alla "53. Esposizione Internazionale
d'Arte - La Biennale di Venezia", con la mostra Stanza d'artista,
che sottolinea i fitti rapporti culturali che intercorrono tra i
Paesi del Mediterraneo, attraverso la presenza di artisti siriani
e italiani. A due grandi artisti siriani, infatti, il realista
Issam Darwich e l'informale Yasser Hammoud, si affiancano
sette protagonisti dell'arte contemporanea italiana e internazionale:
Gastone Biggi, Salvatore Emblema, Sergio Lombardo,
Hannu Palosuo, Franca Pisani, Concetto Pozzati,
Turi Simeti.
In rappresentanza della Repubblica medio-orientale, i curatori Marzia
Spatafora e Enzo Dall'Ara hanno scelto di esporre dipinti,
sculture e installazioni in base al principio della
storicità, dell'attualità e dell'internazionalità
dei singoli artisti.
La Repubblica Araba Siriana, invitata per la seconda volta all'importante
rassegna internazionale d'arte, è ospitata presso la prestigiosa
Ca' Zenobio, dove l'esposizione, di grande rilievo, si snoda
nelle sale interne e nel giardino.
Ad ogni artista, come si evince dal titolo della rassegna, è
riservato uno spazio specifico, scandito da opere appartenenti ai
personali percorsi espressivi, così da rendere il lavoro
di ognuno unico e unitario al tempo stesso. Le creazioni rivelano
uno scambio culturale che rispetta ed esalta ogni singola personalità
artistica, evidenziandone le caratteristiche di forma e contenuto.
Visitando la mostra si aprono, così, momenti di riflessione,
di confronto e di dibattito, da cui possono scaturire interessanti
convergenze e divergenze di tematica e di poetica.
I curatori del padiglione siriano, Marzia Spatafora e Enzo Dall'Ara,
analizzando le opere e la poetica dei singoli artisti, così
si esprimono:
Issam Darwich, raffinato realista, dà voce ad una
poetica della "presenza dell'assenza", da cui il titolo
della sua "Stanza" Presence of Absence, dove l'assenza
della persona è sostituita dalla presenza di abiti appesi,
adagiati, spesso inseriti in vissuti interni del ricordo. Pittore
la cui creatività è orientata a una netta figurazione
estetica, propone, tramite stesure a olio su tela, la rappresentazione
di vesti prive di reali presenze umane, ma capaci di rivelare la
consistenza corporea di suggeriti tratti anatomici.
"La Luce genera la Forma, quando è connessa con la mia
conoscenza e la mia individualità, fino a spegnere la vista
e accendere l'intuizione per poter vedere nel buio", così
Yasser Hammoud descrive la sua opera Ishraqat (Illuminations).
L'artista dipinge così l'anima della materia astratta, la
dinamica dell'introspezione, il connubio di luce e colore nel sussulto
dell'ombra. Il gesto operativo diviene sigla portante di un'astrazione
informale che, con sviluppi curvilinei o rettilinei, paralleli o
sovrapposti, intende seguire la pulsione interiore, conscia o inconscia,
per una vibrante costruzione formale, capace di esprimere i contenuti
reconditi dell'elaborazione artistica.
Gastone Biggi, presente nel Padiglione Arabo Siriano con
l'opera Datemi un punto d'appoggio e vi dipingerò il mondo,
è artista sempre coerente con un'azione carica di originalità,
spesso incentrata sulla poetica attiva del "punto", fonte
di ogni esperienza creativa ed esplorativa. La sua scelta è
del tutto personale, il rigore sembra essere il suo assioma, il
segno è deciso, quasi solenne, i colori sono i non colori
della mente: il grigio, il nero, il bianco. I suoi punti "continui"
riempiono ossessivamente le tele creando un effetto di ordine matematico,
ma musicale allo stesso tempo. Ed è così che si esprime
Gastone Biggi in questa Biennale, mettendo a confronto i suoi famosi
Continui con le più recenti Puntocromie, che non sono altro
che un'evoluzione dello stesso lavoro, visto con una chiave di lettura
più aderente alla realtà odierna.
L'artista commenta così l'essenza del suo segno: "Io
non trovo, cerco: cercare il proprio segno è cercare se stessi.
Una ricerca qualche volta affannosa, quasi disordinata, altre volte
più lucida e razionale, ma essenzialmente ricerca".
L'opera di Salvatore Emblema, Detessere la tela, evidenzia
la scoperta di una dimensione "altra". Le trame del tessuto
messe in evidenza e i costruttivi connubi di luce, ombra e colore
sollecitano lo spirito a posarsi e riflettere sui mutevoli risultati
ottici. Ne scaturisce un lavoro di alto profilo, tanto che Giulio
Carlo Argan, in merito, si espresse dicendo: "Ce l'abbiamo
fatta! Sei riuscito a rendere partecipe di vita lo spazio dietro
il quadro!". Le tele detessute, attestate in mostra da creazioni
risalenti agli anni Sessanta e ai periodi successivi, testimoniano
la conquista interiore raggiunta dall'artista.
Mappe stocastiche è il titolo che Sergio Lombardo
ha dato alla sua "Stanza". A tale proposito l'artista
spiega: "Si tratta di mappe toroidali: forme complesse senza
senso, create da esclusive procedure matematiche". Psicologo,
artista e matematico, Sergio Lombardo svolge una profonda e meditata
indagine sulla struttura architettonica della superficie pittorica
e su impianti compositivi che armonizzano la scansione geometrica
e cromatica di tarsie apparentemente astratte. In realtà,
l'alea dell'evento artistico poggia su saldi algoritmi matematici,
permeati della sapienza poetica dell'equilibrio tonale e definiti
dalla sigla dinamica e formale della "pittura stocastica",
parametro fondante dell'azione creativa, psicologica e percettiva
dell'artista. Al significativo corpus di opere esposte è
affidata l'eloquenza di un originale linguaggio espressivo notevolmente
incisivo.
Hannu Palosuo, finlandese di origine ma di cultura e formazione
italiana, in occasione della Biennale di Venezia, ha creato None
of them is the truth, un'installazione pittorica che ricopre l'intero
spazio a lui dedicato nell'intento di "inghiottire" lo
spettatore all'interno del lavoro stesso. Diventa dunque artefice
di una moderna figurazione che rivela come una tematica ricorrente,
quale la composizione floreale, possa risultare di assoluta attualità.
Sull'evocazione della memoria e del ricordo, l'artista erge a protagonista
dei dipinti il fiore, elaborato su due toni cromatici contrapposti
ma concordanti, per evidenziare il positivo e il negativo dell'immagine,
la sua presenza e il suo vuoto. Nasce, così, un'istallazione
modulare, in cui la sequenza delle tele amplifica il significato
dell'implicita proiezione artistica.
"Il Giardino delle Forme" di Franca Pisani è
un intervento composto da una scultura in bronzo, Anima primitiva,
e da un'installazione polimaterica, La macchina del tempo. Le opere
trovano la loro collocazione ideale nell'affascinante giardino di
Ca' Zenobio, integrandosi perfettamente nella lussureggiante natura
del luogo. Artista versatile e poeticamente rigorosa, Franca Pisani
utilizza sapientemente differenti materiali coniugandoli al respiro
dell'interiorità e della natura, nonché all'indagine
dell'essenza individuale e sociale. Una sensibilità volta
all'analisi degli archetipi primitivi e preistorici si afferma in
sculture monumentali, in cui cultura, istinto e razionalità
si compenetrano in un processo temporale dell'azione che scaturisce
da profonda conoscenza e che esalta l'universale senso della vita.
Il 2008 l'ha vista protagonista di prestigiose esposizioni, determinanti
per il suo riconoscimento artistico: il Museo del Mare a Genova,
la Casa del Pane a Milano, il Palazzo Cerretani e il Museo Marino
Marini a Firenze.
Concetto Pozzati, artista dalla personalità poliedrica
che partecipa per la quinta volta alla Biennale di Venezia, stabilisce
un profondo contatto fisico e mentale con il parametro Tempo e con
l'interiore ascolto del Tempo sospeso, titolo del ciclo pittorico
esposto nel Padiglione Arabo Siriano. Qui l'artista azzera la consueta
scansione cronologica, proiettandosi in una dimensione atemporale
del presente. Soffermandosi sul "qui", lo spirito creante
vibra sul ritmo della memoria, sull'anima del tempo, sulla percezione
della voce di un orologio fermo. Un intrinseco concetto di "natura
morta" pervade, quindi, il tempo della pittura, imprimendosi
nei dipinti esposti, coniugati con una meditata sequenza di piccoli
collage, dichiarati come indicativi studi.
Il titolo della stanza "Ritmi, accordi e sequenze per una 'pittura'
dello spazio" di Turi Simeti coglie perfettamente il
senso delle opere esposte: parole semplici ed estremamente esplicative
di una realtà concettuale fatta di accordi di luci e ombre
e di rapporti spazio-temporali.
A un'opera storica risalente agli anni Sessanta, dove la luce del
bianco esalta il concetto della purezza, si affiancano dipinti recenti,
elaborati su cromie rosse, da cui scaturisce la percezione dell'esistenza.
La superficie dipinta di Turi Simeti sussulta al minimo tocco di
luce su cromatismi omogenei, sovente vividi nei risultati monotonali.
Meditate "estroflessioni" sagomate donano vibrazioni tattili
e ottiche che interagiscono sapientemente con la direzione della
sorgente luminosa.
Accompagna la mostra un esaustivo catalogo in arabo e italiano
edito da Christian Maretti Editore con testi di Marzia Spatafora
e Enzo Dall'Ara.
Lo storico Palazzo Ca' Zenobio, ubicato nel sestriere Dorsoduro
in un luogo permeato di poetiche atmosfere, è un edificio
monumentale gentilizio eretto tra la fine del XVII e l'inizio del
XVIII secolo per la nobile famiglia veneziana Zenobio. Alla struttura
originaria, in stile barocco, fu aggiunta, nel corso dell'Ottocento,
la Loggia, costruita nel giardino secondo regole neoclassiche. L'interno
settecentesco della costruzione principale presenta ambienti ricchi
di decorazioni a stucchi e ad affreschi, fra cui la Sala degli Specchi,
con interventi pittorici di Giambattista Tiepolo.
Issam Darwich, Presenza dell'assenza 1,
olio su tela, 100x100 cm
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