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MILANO
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta, 59
4 marzo - 30 aprile 2005


Due
continenti in sintonia attraverso opere a quattro, sei, otto
mani realizzate da Pietro Scampini e dalle donne della tribù
sudafricana degli Ndebele.
Il Nord e il Sud del mondo si incontrano artisticamente a Milano,
attraverso una inedita e particolare mostra di sculture policrome
intitolata Pietro Scampini+Ndebele. La forma incontra il colore,
alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese dal 4 marzo al 30 aprile
2005.
La
mostra, voluta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese e
dalla Presidenza del consiglio della Regione Lombardia, è
composta da circa 70 opere, e costituisce uno straordinario esempio
di cooperazione fra paesi diversi come l'Italia e il Sud Africa.
Protagonisti sono lo scultore Pietro Scampini e cinque pittrici
africane dell'etnia Ndebele, che insieme danno vita a una suggestiva
e caratteristica produzione: Scampini realizza sculture in legno
geometriche e squadrate, di diverse dimensioni, e le artiste le
ricoprono con i colori accesi tipici della loro cultura e tradizione
visiva. Il risultato è emozionante: i colori, gialli, rossi,
azzurri verdi e arancioni, vengono stesi sulle sculture e accostati
fra loro secondo il gusto e lo stato d'animo dell'artista, formando
composizioni geometriche. Proprio i colori violenti e incisivi costituiscono
l'elemento distintivo delle tribù Ndebele: nella loro terra
sono abituate a dipingere i vestiti, i gioielli, e in particolare
i muri delle abitazioni, il cui impatto visivo è singolare
e coinvolgente a tutto tondo.
Marco Meneguzzo, autore di un testo in catalogo commenta:
" quello che ci stupisce è che un artista parta dalle
prealpi Varesine, dove vive e lavora, per andare laggiù,
contattare qualcuno, fare in modo che alcune di queste donne vengano
in Italia, per provare - soltanto per provare, perché l'esperimento
poteva anche risolversi in un disastro... - a mettere insieme quella
cultura con una cultura completamente diversa, quella dell'astrazione
plastica occidentale, che è la matrice da cui parte in questo
caso Scampini. Da un lato, cioè, ci pare naturale conoscere
quel che avviene nell'altro emisfero (attraverso un libro, un documentario...),
dall'altro ci appare assolutamente straordinario che qualcuno decida
davvero di "contaminare" e di "contaminarsi"
direttamente con quelle esperienze, mettendosi in gioco, pagando
di persona (e questo, anche fuor di metafora...). Anche questa è
la fisicità dell'arte: è qualcosa che coinvolge tutti
i sensi e tutti i sentimenti, e non soltanto la vista, il più
asettico e distaccato dei cinque sensi".
Pietro
Scampini è scultore da sempre attratto dall'arte tribale:
nell'atelier di Castronno (Varese) si trovano i suoi lavori: maschere,
totem, talismani, creati in oltre 25 anni di attività.
Proprio durante un suo viaggio in Sud Africa è nata l'idea
di realizzare questo sodalizio artistico. "Durante i miei numerosi
viaggi -commenta Scampini- sono rimasto colpito dai colori
utilizzati dalle donne delle popolazioni Ndebele per dipingere i
muri delle proprie case, che si contraddistinguono per le tinte
forti. Questa forma d'arte a 'più mani' mi è piaciuta
e ho deciso di iniziare una nuova esperienza creativa. Ho dunque
invitato e ospitato nel mio atelier diverse artiste, tra cui Sarah,
Betty, Matria, Lety e Gwezy". Dall'incontro è nato il
nucleo della mostra che verrà presentata in anteprima a Milano.
Sergio
De Carli, autore di un testo in catalogo, spiega come questo
tipo di pittura sia importante per la cultura Ndebele "nelle
popolazioni Bantu, delle quali gli Ndebele sono una espressione,
è molto diffuso il culto degli avi. Una persona esiste perché
e in quanto è radicata in una storia fatta di persone che
la precede e dalla quale è come spinta a continuare la vita.
Gli antenati sono quindi la 'premessa di senso' a partire dalla
quale ogni uomo e ogni donna edifica la propria esistenza come percorso
nel tempo: gli antenati appaiono dunque, al tempo stesso, come le
forze che tutelano la famiglia, che assicurano vita, fecondità
e prosperità ai suoi membri, e come custodi delle tradizioni
familiari, in quanto difensori della sua ortodossia e in quanto
giudici degli atti individuali e collettivi compiuti in osservanza
o in trasgressione di queste stesse leggi. Dipingere e ri-dipingere
la casa - che per noi occidentali potrebbe essere interpretato come
segno di inconsistenza e precarietà o, al limite, come semplice
intervento di natura igenica - è per le popolazioni africane
segno di vitalità radicata costantemente nel recupero della
tradizione, al cui interno ogni essere vivente ritrova le categorie
che danno senso al vivere. [
] La pittura murale, per gli Ndebele
è quasi una bandiera da sventolare nei venti della storia
per riconoscersi e mantenere appunto l'unità di popolo. Uno
stendardo per riconoscersi e per essere riconosciuti".
In
occasione di questo evento, e per sottolineare l'importanza di una
collaborazione fra culture diverse, nel novembre 2004 è giunto
nel nostro Paese il vicepresidente della Repubblica Sudafricana
Jacob Zuma. Lo hanno accompagnato l'ambasciatore a Roma Lenin Shope,
il console sudafricano Alwyn Figgins, i rappresentanti della Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese e il Presidente del Consiglio della
Regione Lombardia. Durante la visita alle artiste intente a lavorare
nell'atelier di Scampini, Zuma ha commentato "Le sculture mi
piacciono moltissimo e penso che l'arte possa essere un mezzo per
avvicinare i popoli".
Il
progetto di gemellaggio fra Sud Africa e Italia culminerà
a breve con l'iniziativa "Il Nord incontra il Sud", un
incontro in Africa durante il quale la Regione Lombardia donerà
al Presidente sudafricano Mbecki una scultura monumentale realizzata
da Scampini e dalle donne Ndebele.
La
mostra è correlata da un catalogo edito da Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese con testi di Sergio De Carli e Marco
Meneguzzo.
Scampini+Ndebele,
Modulo Ibala,
tempera su legno cm 60x30x30
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