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MILANO
Galleria Gruppo Credito Valtellinese - Refettorio delle Stelline
Corso Magenta, 59
18 giugno - 8 agosto 1998
Con
il patrocinio dell'Istituto Cervantes di Milano
Mostra organizzata in collaborazione con Frankfurter Kunstverein
e COPEC, Barcellona.
Con
Sentimiento de paisaje il pittore catalano Hernández Pijuan
presenta per la prima volta in Italia la sua opera, ripercorrendo
l'ultimo ventennio di lavoro, dal 1977 al 1997 con circa quaranta
quadri, per lo più di grande e medio formato.
Le opere provengono da collezioni private di diversi paesi europei
e da musei spagnoli. II progetto nasce dalla collaborazione dell'artista
con Elvira Maluquer, che si era già occupata, nel 1993, della
grande retrospettiva dedicata a Pijuan dal Museo Nacional Centro
de Arte Reina Sofia di Madrid.
La mostra, curata da Elvira Maluquer, è accompagnata da un
catalogo internazionale con testi critici di Maria de Corral, già
direttrice del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia e oggi
direttrice della fondazione "La Caixa" di Barcellona,
Peter Weiermair, direttore del Museo di Arte Moderna Repertinum
di Salisburgo, già direttore del Kunstverein di Francoforte,
del critico d'arte di Bonn Klaus Honnef e di Valentin Roma, storico
dell'arte spagnolo che collabora, tra l'altro, con il Museo d'Arte
Contemporanea di Barcellona.
L'opera
del pittore, nato a Barcellona nel 1931 e attivo fin dagli anni
'50, partendo da suggestioni espressioniste si avvicina, dopo un
viaggio a Parigi nel 1957, a soluzioni informali: la pittura istintiva
e gestuale di Franz Kline, il suo senso di una spazialità
viva sembra essere il referente primo dei segni neri su bianco delle
tele di Pijuan, ma non bisogna dimenticare l'influenza della cultura
mediterranea e orientale, della pittura impressionista francese
(in particolare Manet), della piattezza del segno di Braque. In
questi anni Pijuan sperimenta l'uso del nero come colore e percepisce
lo spazio come totale protagonista della sua pittura, che diviene
libera e lirica, emozionale fino alla sparizione del soggetto. Negli
anni immediatamente successivi si manifesta la volontà di
recuperare la forma, l'esperienza, la referenzialità degli
oggetti. L'artista vuole lavorare con i "suoi oggetti"
del vivere quotidiano, approdando ad una pittura rarefatta e quasi
metafisica che è stata accostata al lavoro di Morandi; l'ascolto,
la lentezza di una pittura monocroma profondamente meditativa portano
l'artista a rielaborare il rapporto vuoto - forma non più
in chiave informale ma nella riproposizione ora frontale ora di
taglio di oggetti e nel loro relazionarsi con lo spazio.
Negli anni '70 il tema vuoto - forma (essenziale nella poetica di
Pijuan) si ripropone nei paesaggi, ancora frontali e monocromi in
cui lo spazio fisico e lo spazio intimo, emotivo, si fondono.
II suo percorso espositivo si sviluppa, fin dalle prime esposizioni
degli anni '50, in gallerie del circuito europeo e internazionale,
a Parigi, Zurigo, Johannesburg, Colonia, Washington, New York, Osaka.
Maria de Corral nel testo introduttivo del catalogo per la mostra
del 1993 chiarisce lo spirito del lavoro di Pijuan: "...ha
sempre trattato l'astrazione come immagine e l'immagine come astrazione,
spezzando la rigida e obsoleta distinzione tra le due. La sua pittura
si è sempre mantenuta su questa vibrante e continuamente
oscillante frontiera tra il corpo e la mente". Dipingere significa,
per Pijuan, trasformare la materia, trasmettere un'emozione attraverso
un rigore e un'austerità di materiali da cui scaturisce una
profonda sensualità delle immagini.
Joan
Hernández Pijuan, Verd, negre i blanc, 1986, olio
su tela, cm 135x254
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