|

ROCCHETTA LIGURE (AL)
- Palazzo Spinola
CANTALUPO LIGURE (AL)
- Castello di Borgo Adorno


6 agosto - 11 settembre 2005



Lo straordinario mondo di Clemen Parrocchetti
è interamente espresso nella sua arte, alla quale è
dedicata la mostra antologica Il filo di Clemen, dal 6 agosto al
11 settembre.
Due le prestigiose sedi che la ospitano, Palazzo Spinola a Rocchetta
Ligure e il Castello di Borgo Adorno a Cantalupo, per consentire
ai visitatori di conoscere questo mondo interiore legato alle persone
che hanno fatto parte della sua vita, ai fatti e agli avvenimenti
riservati dal destino, agli animali a cui è stata affezionata,
ai pensieri elaborati in una vita tanto lunga e oggi più
che mai operosa.
Le opere esposte costituiscono l'iter di Clemen Parrocchetti dagli
anni Cinquanta sino ai giorni nostri, attraverso l'utilizzo di tecniche
espressive differenti: dalle provocatorie e ironiche installazioni
di stoffa, filo, e rocchetti, agli acquarelli, ai disegni e agli
oli.
Gli affetti importanti, il marito Giampaolo, la famiglia, sono raffigurati
nei disegni e negli acquerelli, come gli animali: la gatta Azzurra,
il bassotto Matita, il segugio Micole.
Le opere degli anni Settanta rimandano al colore, al cromatismo
vivace, e vedono la nascita degli "assemblages", arazzi
che preludono alle opere degli anni '80, come i celebri "miti
al femminile" in cui gli strumenti umili del lavoro femminile
assurgono a dignità d'arte: filo e rocchetti per raccontare
sulla tela le eroine del mondo classico in versione moderna, da
Prometeo che diventa Prometea, dai Dioscuri che divengono le Dioscure,
e poi Arianna, Medea, Euridice, Leda, Pasifae.
Clemen Parrocchetti narra il duro lavoro delle donne, quello domestico,
e riflette con ironia sulla condizione femminile. Nascono da qui
le sue creazioni realizzate "pescando" nel cestino da
lavoro: la Donna punta-spilli, la Donna-oggetto.
Prestigiosi i nomi di letterati e critici che hanno scritto di lei,
da Giorgio Kaisserlian a Dino Buzzati, da Anty Pansera a Mario De
Micheli, da Raffaele De Grada a Rossana Bossaglia, che così
illustra le opere di Clemen Parrocchetti legate alla figura e alle
attività femminili: "le pareti domestiche, il lavoro
che non è lavoro, che non ha orari né leggi, interrotto
e ripreso. Rocchetti, spolette, tessuti liberamente ricamati, con
fili e nastri cuciti, su lastra incapsulata in latoplex, per raccontare
con lucida grazia, e qualche punta di straziato affanno, il modo
di vita legato al paziente artigianale operare dentro le pareti
domestiche. Simboli femminili di chiara riconoscibilità e
la Clemen che innerva di nuova fantasia la pratica domestica del
cucire, tagliare, sferruzzare e fare iniezioni, se necessario, quando
l'angelo del focolare è trasformato in angelo del capezzale".
In mostra tutto questo universo diviene occasione, per il visitatore,
di conoscere un percorso che ha attraversato quasi per intero il
Novecento e che tuttora rimane vitale. In particolare, emerge come
dato importante l'aspetto pionieristico di Clemen Parrocchetti,
che fu tra i primi artisti a realizzare installazioni in anni in
cui il genere non era ancora diffuso.
Accompagna
la mostra un volume edito da Libreria Bocca, vera e propria autobiografia
per immagini, curato da Maria Aletti, che commenta: "il filo
di Clemen si srotola e si riavvolge, lungo il corso del tempo, come
quello nelle mani della mitica Arianna: è il filo della creatività
di un'artista decisa a non strappare il legame tra il nero Minotauro
e i dolci frutti della vita, ma a consegnarlo, tenace e splendente,
nella mani delle giovani generazioni".
Catalogo
Edizioni Libreria Bocca, a cura di Maria Aletti

Clemen
Parrocchetti, Euridice rivuole i fiori dolci e i frutti vivi
della vita, 1983
|