CLEMEN PARROCCHETTI


MILANO
Galleria Blanchaert & Arosio
Via Nirone 19
7 - 18 ottobre 1997

Presso la Galleria Blanchaert & Arosio, Clemen Parrocchetti espone circa trenta opere, tra cui aggregazioni di oggetti di cultura femminile degli anni '70 e dopere pittoriche dal 1990 ad oggi, nelle quali riprende alcuni temi a lei cari, già trattati e presentati in occasione delle ultime mostre presso i Chiostri dell'Umanitaria e la Galleria Avida Dollars.

Nata a Milano nel 1923, dove vie e lavora, si è diplomata all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1955. La sua produzione artistica, iniziata con disegni veristi alla maniera di George Grosz, è passata negli anni '60 a quadri sui toni del grigio con visualizzazioni di esterni ed interni ad evidenziare motivi di incomunicabilità. In seguito le sue opere hanno acquisito luce e la ricerca si è appuntata sui colori forti con presenza di "forme difformi" ed assonanze a Francis Bacon. Dal 1957, anno della sua prima rassegna alla Galleria Spotorno di Milano, ha effettuato numerose mostre personali sia in Italia che all'estero, riscuotendo sempre ampi consensi di critica e di pubblico.
Agli inizi degli anni '70, come reazione ad un'educazione severa e tradizionalista, ha fatto parte del movimento di liberazione della donna e i lavori di quel periodo, tra i più significativi della sua produzione, testimoniano la militanza dell'artista nelle fila della contestazione. Nelle opere di quegli anni Clemen utilizzava per lo più aghi, spilli, fili, rocchetti, perline, spolette per composizioni allusive di medio formato o di più ampie dimensioni.
In seguito l'interesse della pittrice si è rivolto con maggiore insistenza ai vari aspetti della natura: la stagione primaverile, iil vento, le stelle, il mare, il tuono, i fulmini, gli animali.
In queste opere Clemen riversa angosce e sensazioni che hanno la forza trascinante dei sogni:variopinte isole disseminate di croci, cieli rivestiti di stelle verso i quali sentirsi sospinti, paesaggi per lo più inquadrati da una finestra e intravisti attraverso tende "cariche di simboli celesti che geometrizzano tutto l'insieme". La drammaticità delle immagini è continuamente sottolineata dall'incupirsi dei colori, dalla frammentarietà delle linee, dall'accostamento di forme tratte dalla realtà e forme dal forte impatto magico-simbolico, dove "conscio e inconscio sono dilatati in una dimensione di regressione ancestrale".
Tra le ultime opere di Clemen Parrocchetti, i "ritratti" di Micol, il cane che accompagna ovunque l'artista e con il quale, come giustamente osserva Rossana Bossaglia, la pittrice si immedesima. "Presentandolo come l'altra faccia, la faccia umile e povera, della sua personalità", Clemen lo rappresenta "con evidente amore e insieme con arguto ironia: si badi a quel 'cave canem' che appare come un nonsense, giacchè è proprio il cane a dover temere la logica del mondo, non il contrario."
Nelle ultime opere a testimonianza dello smarrimento verso una realtà crudele, l'artista rappresenta l'aggressività di una gigantesca tarma che viene sorpresa mentre si getta rabbiosa in picchiata nei panni inermi, quale simbolo di un mondo popolato da presenze inquietanti, in cui le proporzioni sono capovolte ed anche il più piccolo essere può divorare le nostre fragili esistenze.


Clemen Parrocchetti, Io Micol, 1995,
acrilici e olio su carta intelaiata,
cm 75x100