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MILANO
Chiostri della Società Umanitaria
Via Daverio, 7
15 - 30 aprile 1997
Catalogo
con testi di Rossana Bossaglia.
Clemen Parrocchetti percorre, esponendo dal 1955, un proprio solco
pittorico di lirica tradizione "sottolineata al femminile".
Ha evitato sempre il femminismo ben diversamente da tanti manifesti
di ottusa rivoluzione, grazie alla sua estrosa sensibilità
e alla colta ironia.
"Non è giusto insistere e tenere mezzo cielo stellato
e l'altra metà in piena notte, con ben poche stelle! Pensando
a questo secondo mezzo cielo, così derelitto, ingannato e
sfruttato ho iniziato questa serie di lavori
": così
si dichiarò quando la sua storia artistica incontrò
gli oggetti di cultura femminile (1975) che costruiva con materiali
poveri e soffici, con stoffe talora colorate vivacemente, unite
a nastri, fili spesso lasciati volutamente sollevati per esprimere
il fermento, la ribellione
anche Anty Pansera ne apprezzava
la tecnica da sarta-fabbro
a testimoniare una volontà
ottimistica di incidere sul reale.
"Nella inquieta ricerca di determinazioni più concrete,
con
la falsa ingenuità di chi la sa lunga,
con tutto il
bagaglio femminile che si porta dietro, approda nelle sfere rarefatte
del surreale" così per Pier Angelo Soldini nel 1973.
Analoga conferma viene da Francesco Russoli che nel 1973 afferma:
"la sua vitalistica, favolistica, esplosione di felicità
pare il segno di un non sense che sta dando fiori e frutti gustosi
volteggiano,
nell'aria limpida del paese della sincerità, i fogli multicolori
di un taccuino di viaggio alle sorgenti della coscienza".
Se per Dino Buzzati la sua pittura "è nevrotica ed insieme
ottimista, perché nell'arte di questa pazzerella a lieto
fine c'è una mescolanza di disegni dei bambini, dei matti,
l'arte pop, il sadismo, il sesso, inteso come giocattolo, le sagre
carnevalesche valligiane, con tornei di grotteschi e diabolici mascheroni"
Marcello Venturoli ci vede un metodo, una miniera di sensazioni
rese araldiche, di fiabe spaziali candide e sbarazzine, di domande-risposte
sulla felicità dell'esistenza del cosmo (ma un cosmo caleidoscopio
di un cannocchiale capovolto) che potrebbe appagare qualunque collezionista.
Infatti per Mario De Micheli, il quadro è diventato un tessuto
cromatico eccitato, dove la Parrocchetti rovescia desideri ed istinti
e critica la fitta mitologia della società dei consumi, caricandosi
di umori diversi: ironici, satirici, grotteschi, fiabeschi, lirici.
Ieri ed oggi l'inventiva, fresca e franca comunicatività
delle sue immagini, dall'arazzo al pittorico, hanno sempre coinvolto
l'attenzione critica di Rossana Bossaglia:"
seguo da molti
anni la sua attività e ogni volta e sempre di più,
sono sorpresa e gratificata dalla freschezza e gioiosità
del suo stile, o meglio ancora, dalle soluzioni compositive che
ella escogita, come se ogni volta scoprisse l'arte in quanto ludus,
il gioco per eccellenza, il luogo della libertà di espressione.
Un gioco non ingenuo e tuttavia libero da capziosità intellettuali,
pieno di respiro e di comunicativa; dove l'esperienza di vita, anche
quella del dolore, si tramuta in disarmata speranza e ci si consegna
in un sorriso".

Clemen
Parrocchetti, Stella e arcobaleno,
1994, acrilici e olio su carta intelaiata,
cm 75x100
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