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MILANO
Galleria Gruppo Credito Valtellinese - Refettorio delle Stelline
Corso Magenta, 59
27 novembre 1998 - 30 gennaio 1999
La
Galleria del Gruppo Credito Valtellinese e lieta di presentare,
nei propri spazi al Refettorio delle Stelline, la più vasta
mostra mai realizzata in Italia di Meret Oppenheim, la grande artista
tedesca scomparsa nel 1985.
La mostra è promossa in collaborazione con la famosa casa
di moda tedesca Jil Sander, sostenitrice da diversi anni di iniziative
artistiche presso la Galleria, e con il Gruppo Julius Bär di
Zurigo, partner del Gruppo Credito Valtellinese in Bancaperta s.p.a.,
anch'essa sponsor della mostra, operante nel campo finanziario e
delle gestioni patrimoniali.
L'esposizione, curata da Martina Corgnati, riguarda una delle più
interessanti e attive protagoniste del panorama europeo dagli anni
Trenta agli anni Ottanta.
In mostra circa 320 opere eseguite dalla fine degli anni Venti sino
al 1985: oli su tela e su carta, sculture, oggetti, progetti, oltre
a disegni, pastelli, acquerelli e multipli.
L'allestimento della mostra, organizzato cronologicamente, rispecchia
l'idea di creare una serie di percorsi dedicati a temi e soggetti
che la Oppenheim ha sviluppato negli anni: gli autoritratti, le
divinità, favole e miti, gli animali sacri, il cielo e le
nuvole. L'esposizione comprende anche una vasta sezione, inedita,
di disegni e schizzi (un centinaio di pezzi) dedicati alla moda,
agli accessori, al design, che evidenzia le originalissime creazioni
di Meret. E' stata inoltre allestita un'ampia sezione di ritratti
fotografici e pittorici realizzati da artisti e amici della Oppenheim,
come Man Ray, Max Emst, Leonor Fini, Marino Manni, che la ritraggono
nella vita e nell'arte.
Meret
Oppenheim, nata a Berlino nel 1913, è artista poliedrica,
che passa con assoluta libertà dal disegno alla pittura,
alla scultura, nel corso di tutta la sua carriera. In seguito al
trasferimento a Parigi entra a far parte del Movimento Surrealista
frequentando Arp, Giacometti, Max Emst, al quale è stata
legata da una relazione sentimentale, Breton, Man Ray e Duchamp.
Negli anni prima della Guerra espone con continuità nelle
manifestazioni dei Surrealisti dal '33 al '37. I cuoi esordi, nel
1932 a Parigi, la propongono immediatamente all'attenzione come
autentico enfant prodige. Dopo l'adesione al gruppo di Breton, produce
infatti alcuni capolavori assoluti fra cui Colazione in pelliccia,
del 1936, una tazza con piatto e cucchiaio rivestiti interamente
di pelo di gazzella cinese, che diverrà una delle opere più
riprodotte e citate del surrealismo, prontamente acquisita al Moma
di New York; La mia governante, L'orecchio di Giacometti e altri
oggetti e disegni che ne rivelano il talento originalissimo e una
sensibilità ricettiva al visionario, al magico, al mitico,
all'analogico, ma anche ironica, lucida, impermeabile a condizionamenti
e forzature. Tornata in Svizzera verso la fine degli anni Trenta
e per tutti gli anni della guerra, la Oppenheim attraversa un periodo
di profonda crisi, nel corso del quale lavora pochissimo e rielabora
faticosamente la propria posizione rispetto all'arte e alla vita.
Dagli anni Cinquanta si apre una stagione fervida, che prosegue
sino alla morte, durante la quale l'artista, pur senza mai perdere
i contatti con André Breton e i compagni di strada di un
tempo, approfondisce il proprio mondo individuale e personalissimo.
Nel '49 sposa lo svizzero Wolfgang La Roche, al quale resta unita
fino al 1967, anno della scomparsa di quest'ultimo. Trascorre gli
ultimi decenni tra Berna e Carona dove dipinge, crea oggetti, disegna
costumi teatrali e progetti per la moda e il design. Espone a Basilea,
Parigi, Milano, New York e Zurigo. Negli anni "70 riceve numerosi
riconoscimenti fra cui, nel 1975, il premio dell'arte Città
di Basilea. Nel 1982 è invitata a Documenta 7 di Kassel e
vince il Premio della Città di Berlino. La retrospettiva
dedicatale nel 1984 dal Kunsthalle di Bema e dal Musée d'Art
Modeme de la Ville de Paris contribuiscono alla crescita di interesse
di pubblico e della critica verso la sua opera. Muore nel 1985 a
Basilea. Nel 1989 I'lnstitute of Contemporary Art di Londra le dedica
un'esposizione e alcune delle sue opere sono acquistate da importanti
musei americani. Nel 1995 in Europa si tiene una mostra antologica
"Meret Oppenheim, tracce di una libertà sofferta".
Fra il '96 e il '97 la mostra itinerante "Beyond the Teacup"
ha girato diversi musei americani partendo dal Guggenheim di New
York e passando per il Museum of Contemporary Art di Chicago, il
Bacs Museum of Art di Miami Beach e il Joslin Art Museum di Omaha,
Nebraska.
Con questa mostra la Galleria Gruppo Credito Valtellinese prosegue
il lavoro di indagine e documentazione sull'arte del '900, già
avviato con le esposizioni dedicate a George Baselitz, Joceph Beuys,
Victor Brauner, Max Emst e Jannis Kounellis.
La
mostra è accompagnata da un catalogo Skira in cui compaiono
lettere rimaste fino ad oggi inedite scritte da Meret a vari personaggi
della cultura come la surrealista Leonora Carrington oppure a familiari;
si tratta di documenti di straordinario interesse, perché
in alcuni l'artista descrive con dovizia di particolari la prima
idea da cui hanno preso forma opere celeberrime come la Colazione
in pelliccia.
II
catalogo ospita saggi critici di Martina Corgnati, Jacqueline Burckhardt,
Christiane Meyer Thosc, Gianni Emilio Simonetti e una testimonianza
di Lisa Wenger, nipote dell'artista.
Meret
Oppenheim, Poster della Tazza col pelo, 1971,---------Man
Ray, Meret Oppenheim,
cm 53x76 ------------------------------------------------------1934,
fotografia originale
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