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FRANCAVILLA AL MARE (CHIETI)
Palazzo S. Domenico
29 luglio - 15 ottobre 2006





Sabato
29 luglio si è inaugurato nella storica sede del Palazzo
S. Domenico e del Museo Michetti a Francavilla al Mare il 57°
Premio Michetti dal titolo Laboratorio Italia, a cura di Philippe
Daverio. Il
Premio Michetti è realizzato dalla Fondazione Michetti in
collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Abruzzo,
la Provincia di Chieti e il Comune di Francavilla al Mare e con
il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Chieti e della
Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.
La
giuria, composta da Arturo Schwarz, Elmar Zorn, Oliviero Toscani,
Vincenzo Centorame e Antonio D'Argento, ha designato vincitori ex
aequo della 57a edizione del Premio Michetti Maya Kokocinski Molero
per l'opera "Passi Lontani" (olio su tela, cm. 50x50)
e Nicola Samorì per il lavoro "Still" (tecnica
mista su carta intelata, cm. 200 x 300).
In concomitanza con il Premio Michetti, sono stati conferiti altri
tre premi: il premio dedicato all'ex Presidente Don Mario Pennetta,
scomparso, è stato attribuito ad Alejandro Kokocinsky, il
premio designato dal Pastificio Cocco a Luca Leonelli, infine il
premio della Fondazione Michetti a Stefano Di Stasio.
Come
tradizione tutti i lavori premiati sono entrati a far parte della
storica collezione della Fondazione Michetti, arricchita dalle molte
opere d'arte acquisite durante le varie edizioni del Premio.
Il
presidente Vincenzo Centorame nel suo testo in catalogo esordisce:
"Laboratorio Italia costituisce una delle maggiori scommesse
di queste ultime edizioni del Premio Michetti, rappresenta una sfida
importante per la vastità e l'articolazione della proposta
e, soprattutto, per il suo porsi in un terreno altro rispetto alle
ormai consuete "partite di giro" e dei riti abituali dell'arte
contemporanea in Italia (
). Riteniamo di poter dire che Laboratorio
Italia rompa le convenzioni e le abitudini alle quali siamo quasi
costretti da una grancassa mediatica alla quale corrisponde una
prospettiva sempre più asfittica. Il Premio Michetti continuerà
a svolgere il suo ruolo autentico di ricognizione e di proposta
soprattutto se non avrà paura di essere inattuale nell'audacia
dei curatori e degli artisti che ospita".
L'edizione
odierna coincide con il sessantesimo anniversario del Premio ed
è la mostra più grande degli ultimi vent'anni con
un consistente numero di opere: più di 300 lavori per oltre
100 artisti.
Il percorso è suddiviso in tre sezioni: la prima, De Rerum
Natura, è una riflessione sulla natura anche nel suo incontro
con la scienza e riunisce opere di artisti già noti come
Agostino Arrivabene, Stefano Faravelli, Giuliano Mauri, Patrizia
Medail, Laura Panno e Enrico T. de Paris; la seconda, Per una altra
questione fotografica, è uno studio sulla luce e su come
la fotografia diventi un pezzo unico quando è rielaborata:
qui, tra gli altri, si trovano i lavori di Vincent Berg, Cristopher
Broadbent, Anna Rosa Gavazzi e Marinellia Pirelli. La terza sezione,
la più estesa, dal titolo Per una altra ipotesi classificatoria,
è rappresentata da cinque gruppi etno-antropologici, sorti
più che dalla volontà critica, dalla raccolta di percorsi
eccentrici catalogati da Philippe Daverio. Il curatore, nelle vesti
di ricercatore e antropologo, ha dato vita a una sorta di genetica
della pittura, creando cinque diverse etnie, a seconda delle varie
espressioni artistiche, gli Insubri-espressionisti, i Felsini-morbidi,
gli Etruschi-materici, gli Adriatici-bizantini e i Mediterranei-barocchi.
Questa parte comprende numerosi artisti tra cui Cesare Berlingeri,
Raffaele Bueno, Momò Calascibetta, Beppe Gallo, Marcello
Jori, Alejandro Kokocinski, Giovanni Ragusa, Luca Sacchi Gracco,
Fabius Tita e Alessandro Verdi.
In mostra è possibile ammirare un consistente nucleo di opere
su tela, sculture, installazioni, ceramiche, vetri e fotografie.
L'attenzione alla distinzione semantica dei linguaggi è stata
particolarmente curata: il Premio intende ridefinire ciò
che oggi è pittura, scultura, fotografia, e riportare nell'ambito
delle arti maggiori il vetro e la ceramica.
"Il
panorama attuale delle arti visive in Italia - precisa Philippe
Daverio - è nella sostanza costituito da quattro aree ben
distinte: un olimpo sancito dalle aste internazionali, alcuni artisti
diventati con gli anni emeriti, una vasta produzione di giovani
artisti con notevole e regolare produzione, un schiera più
misteriosa di artisti nascosti nei meandri della società
ma nondimeno portatori di innovazioni estremamente interessanti.
L'intenzione è di portare all'attenzione del pubblico questa
ultima categoria, costituita non solo da percorsi ancora sperimentali
e in divenire ma anche di evoluzioni professionali accertate, riconosciute
da collezionisti nazionali e internazionali. I criteri di selezione,
vista proprio la tipologia indagata, non hanno potuto essere quelli
usati abitualmente dalla critica tradizionale, sono stati così
utilizzati parametri più vicini a quelli della antropologia
culturale, in base ai quali la sommatoria degli elementi stilistici
ha determinato raggruppamenti raccolti in base ad informazioni trasversali
ottenute del mondo della cultura. Si sono evidenziati quasi automaticamente
cinque gruppi, definiti non secondo scuole o consorterie ma attorno
a tribalità antiche che sicuramente nella penisola sopravvivono
così come sopravvivono le abitudini linguistiche e alimentari.
L'Italia in questo modo si suddivide, ed è ovviamente una
divisione più ludica o concettuale che effettiva, in insubri,
felsini, adriatici, etruschi e tirreni. Ciò che è
apparso straordinariamente intrigante è che ognuno di questi
gruppi esprime uno stile linguistico con un senso di autonomia fortemente
distinguibile".
Il
Premio Michetti, il più antico in Italia dopo la Biennale
di Venezia, quest'anno ospita la mostra 13x17www.padiglioneitalia,
un interessante stimolo che ha gettato le basi per una nuova visione
dell'arte contemporanea in Italia. Le opere raccolte sono realizzate
da artisti di spicco del panorama nazionale e internazionale, a
cui si affiancano nomi meno noti al grande pubblico. La manifestazione,
sostenuta da Philippe Daverio, è nata dalla protesta della
scomparsa del Padiglione Italia dalla Biennale di Venezia 2005.
In quell'occasione tutti gli artisti erano stati invitati a essere
presenti nella Chiesetta di San Gallo, con un lavoro il cui unico
vincolo era la misura di 13x17 cm: una sorta di "ex voto"
concepito come reazione a un sistema che non dimostrava rispetto
per la produzione artistica nazionale. La risposta è stata
corale e il progetto si è rivelato un segno visibile della
forza della creatività dell'arte contemporanea italiana.
Questa sorta di censimento è diventato per Philippe Daverio
lo spunto di uno studio delle diverse tendenze ed espressioni artistiche
fino alla catalogazione etno-antropologica.
Il
concetto dell'allestimento del Premio Michetti è rivisitato
nell'ottica della cultura barocca e dell'ambientazione totale, in
modo da consentire alle opere di essere partecipi di un tutto.
Accompagna
la mostra un catalogo edito da Vallecchi Editore con testo di Vincenzo
Centorame, presidente della Fondazione Michetti, presentazione e
interventi per ogni gruppo antropologico di Philippe Daverio.
Il
prossimo autunno verrà inaugurato il Museo permanente di
arte moderna e contemporanea Fondazione Michetti con un nucleo di
circa 200 opere nella storica sede del Palazzo San Domenico.
Nicola
Samorì, Fill,
2006, olio su rame,
cm 180x50
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