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NAPOLI
CASTEL SANT'ELMO
14
febbraio - 30 marzo 2009



La suggestiva
cornice di Castel Sant'Elmo ospita la grande antologica Renato
Mambor. In prestito dall'infinito a cura di Achille Bonito Oliva,
dal 13 febbraio al 30 marzo 2009.
In mostra settanta opere dagli anni Cinquanta a oggi tra cui diversi
inediti molti dei quali creati per questa occasione.
Nucleo tematico dell'esposizione è la relazione fra
lo straordinario Diario degli Amici del 1967 e l'inedito Diario
del 2007 a cui è dedicata una sala. Il primo si compone di
venti tavole che Mambor aveva fatto realizzare dagli amici artisti,
tra cui Mattiacci, Boetti, Pascali, Lombardo, Tacchi, Ceroli, Mauri,
Icaro, Marotta, con il fine di rappresentare gli elementi costitutivi
del linguaggio della pittura: la forma, il colore, la materia, il
movimento, il tempo. La serie rappresenta uno spaccato rilevante
della cultura figurativa della fine degli anni Sessanta e propone
una catalogazione delle modalità espressive degli artisti
coinvolti nel progetto.
I pannelli del Diario del 2007 offrono una significativa sintesi
della ricerca artistica degli ultimi anni e si concentrano sulla
figura umana, rappresentata attraverso il ricalco, la sagoma o la
mascherina, che riproducono il profilo dell'artista e che entrano
in relazione per accostamento con tutti gli altri elementi pittorici.
Fin dai suoi esordi, alla fine degli anni Cinquanta, Renato Mambor
usa una forma espressiva "asoggettiva" e impersonale che
mira, secondo le parole dell'artista, a "togliere l'io dal
quadro", e supera così il soggettivismo esasperato dell'Informale,
ideando moduli ripetuti ma variati attraverso tecniche, tematiche
e oggetti diversi. Questo filo conduttore percorre l'intero itinerario
della mostra che presenta opere legate fra loro da una ricerca costante
che ha fatto dei modi della percezione il suo oggetto, rintracciando
la variabile di rottura all'interno di ritmi costanti.
Achille Bonito Oliva commenta: "attratto dalla moltiplicabilità
anonima dell'immagine, Mambor arriva alle "campionature"
di uomini "statistici", avendo ridotto la matrice delle
figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi
elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta)
con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è
l'arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare,
ma attraverso un'esibita neutralità esecutiva che discende
dal rifiuto di considerare l'artista come un individuo privilegiato
nella società".
Renato Mambor, intervistato da Gianluca Ranzi, dichiara:
"io dico che l'arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono
offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa
diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L'arte
insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere
di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere
il pensiero".
La mostra
Il percorso espositivo crea una risonanza tra lo spazio del Castello
e le opere in mostra. La sala d'ingresso, esagonale, è scandita
dagli Osservatori bianchi (legno dipinto, 1996), sagome uguali appoggiate
ognuna in un angolo come a formare un cerchio che accoglie il visitatore
al centro. Il largo corridoio successivo si apre in quattro ampie
nicchie in cui sono collocate quattro sculture in legno dal titolo
Portatori (legno dipinto, 2008): profili somiglianti all'autore
accostati a recipienti in legno contenenti mattoni, scarpe, specchi
e farina.
Una sala presenta Ombra immutabile, una sequenza di oggetti scultorei
composti da una sagoma bianca e una sagoma nera accostata ma inclinata,
come fosse la sua ombra.
In mostra si ammira inoltre la grande installazione Separé
(legno dipinto e materiali diversi, 2006-2007) composta da ventiquattro
sculture-oggetto disposte a coppie: dodici elementi sono pannelli
al centro dei quali la figura umana è ritagliata e vuota,
mentre gli altri dodici, tutti diversi, presentano materiali, volumi,
colori e tecniche differenti. L'opera si compie nell'occhio dello
spettatore, nelle relazioni che lo sguardo intesse tra le diverse
parti.
Tra le opere esposte si evidenzia Sprint (tecnica mista, 2008):
alcune biciclette destrutturate sono bloccate da tavole di legno
e poste l'una accanto all'altra; un'unica bicicletta è spostata
più avanti e rompe la simmetria indicando una transizione
di fase, un movimento, un'azione.
Achille Bonito Oliva a proposito dell'artista afferma: "in
definitiva Mambor allarga la nozione di museo fuori dal suo luogo
fisico e la dilata confermandone l'esistenza in ogni momento in
cui l'uomo acquista il potenziamento della conoscenza".
Accompagna la mostra un esaustivo catalogo edito da Christian
Maretti Editore con una premessa di Angela Tecce, un testo critico
di Achille Bonito Oliva, un'intervista all'artista di Gianluca Ranzi
e un testo di Renato Mambor.

Renato Mambor, Oggetto nero,
1967, legno polimaterico, cm 140x50
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