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TORINO
Galleria Mazzoleni (ex Nuova Gissi)
Piazza
Solferino 2
12
marzo - 11 giugno 2005
Particolare
attenzione è dedicata in questi mesi alla straordinaria figura
di Renato Guttuso, a cui Mazzoleni Arte Moderna fa omaggio con un'importante
retrospettiva antologica dal 12 marzo al 11 giugno2005.
Nelle sale sono esposte cinquantacinque significative opere, di
cui 45 oli e 10 gouache, che consentono di ripercorrere il cammino
di questo artista, insignito del Premio Lenin per la pace e l'amicizia
dei popoli nel 1972. Il percorso consente ai visitatori di accostarsi
a una ricerca pittorica che esprime la pulsante energia di un linguaggio
scandito da una personale e vibrante interpretazione di volti, di
nudi, di oggetti.
Molteplici
le esperienze artistiche di Guttuso rappresentate dalla scelta dei
lavori in mostra che indubbiamente definiscono una stagione quanto
mai intensamente vissuta e stabiliscono un immediato riscontro con
il periodo milanese di Corrente, e del Fronte Nuovo delle Arti -fondato
insieme a Renato Birolli, Emilio Vedova e Giuseppe Marchiori-, del
Manifesto del neo-cubismo e del realismo sociale di cui
spiccano i grandi ed evocativi quadri, oltre alle rappresentazioni
post-cubiste, alle suggestive nature morte con frutta e oggetti,
ai nudi espressionistici, ai visi femminili.
Una stagione, quella di Guttuso, caratterizzata dall'iniziale frequentazione
dell'atelier del pittore futurista Pippo Rizzo, dagli inviti alla
Quadriennale Nazionale di Roma (1931) e alla Biennale Internazionale
di Venezia. Fu legato ad intellettuali come il poeta Salvatore Quasimodo,
il filosofo Antonio Banfi, gli scrittori Libero De Libero, Alberto
Moravia e Antonello Trombadori.
In
mostra spiccano importanti opere tra cui: Natura morta 1937, Gatti
1938, Vaso di fiori 1938-39, Limoni su drappo nero 1939, Gabbia
bianca e foglie 1940, Gabbia Rosa 1941, Studio 1948, e Caraffa 1947,
sino a La bottiglia di Madera, 1940-41, La finestra blu 1940-41,Occupazione
delle terre in Sicilia 1947, l'importante Nudo sdraiato nello studio
1959, Pannocchie 1963, La notte di Gibellina 1969, e le acqueforti
della cartella edita dai Maestri Incisori 1983/1987.
Delle
più recenti esposizioni di Mazzoleni si ricordano: Felice
Casorati, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Afro, Alberto Burri,
Enrico Baj, Salvo e Hartung, tutte mostre che hanno riscosso un
ottimo successo di pubblico e di critica.
Accompagna
la mostra il catalogo edito da Mazzoleni Arte Contemporanea, con
testo di Angelo Mistrangelo.
Angelo
Mistrangelo a proposito delle opere in mostra, nel testo in catalogo
scrive: "Il senso profondo della pittura di Renato Guttuso
risiede nella straordinaria forza del pensiero, nella pulsante e
inesausta energia delle immagini, nell'incontro tra arte e cultura,
tra eventi sociali e il percorso dell'umanità.
In ogni interno con oggetti, in ogni suadente figura femminile,
in ogni testimonianza della lotta dei lavoratori, vi è incontestabile
e indiscusso il sogno di un artista che ha segnato con le sue opere
la storia del Novecento. [
]
Senatore della Repubblica, Premio Lenin per la pace e l'amicizia
dei popoli, presente alla Biennale di Venezia del 1950 con il dipinto
Occupazione delle terre incolte in Sicilia.
Nudi di donna, grandi nature morte, vedute urbane, concorrono a
creare il senso di un'arte che deve avere 'un'azione diretta nella
vita di tutti gli uomini, perché a tutti gli uomini essa
si rivolge scoprendo ad essi infiniti modi di bellezza, di commozione
poetica, di esaltazione civile'....
E così il suo discorso trova riscontro nell'olio Gatti del
1938 e ne La gabbia rosa del 1940/41, nella Bottiglia di Madera
e nel dipinto Occupazione delle terre in Sicilia del 1947 risolto
con una linea incisiva e robusta, con un colore che permea ed estrae
dal fondo il complesso delle figure, con l'incedere dei personaggi-contadini
dal potente verismo [
].
E dalla Caraffa (1947) del periodo neo-cubista a la notte di Gibellina
(1969), dipinta nel secondo anniversario del terremoto del Belice,
si 'scopre' ancora una volta la vibrante misura espressiva dell'artista
siciliano, del suo mondo, del rapporto con Picasso e di una ricerca
in cui ha scritto Marco Rosci, nel catalogo della mostra in questa
stessa galleria del novembre 1997, 'si nota una svolta con "la
nettezza picassiana dei piani-colore ribaltati; ma anche, meditatamente,
nei materiali coinvolti in quella nettezza e nei suoi ritmi. Sono
i materiali -popolari- della quotidianità domestica e del
lavoro, compagni della sedia impagliata, il fiasco, la gabbietta
[
]'.
E il fascino raccolto dello studio con pennelli, tavoli ingombri,
barattoli, libri, colori, tele e cavalletti, finestre aperte sulla
realtà, accoglieva gli amici artisti come Achille Perilli,
Ugo attrardi, Pietro Consagra, Giulio Turcato e Pietro Dorazio che
ricorda: portavano tutti i nostri quadri 'nello studio di Guttuso
e li osservavamo insieme, facendoci complimenti e rilevando reciprocamente
le origini e i possibili sviluppi delle nostre esperienze'.
Un'esperienza -ha scritto Renato Guttuso- nella quale prende forma:
'Una mela, una bottiglia, un volto, uomini in guerra o in pace,
angeli nei cieli, estasi di Santi, massacri, dannati nell'inferno,
crocifissioni o concerti, giornali, cinematografi, musei, strade,
campagna, palazzi e camere chiuse, letti disfatti, oggetti abbandonati
e impolverati. La pittura è la forma del nostro coesistere
in ognuno di questi elementi o in tutti questi insieme'.
E la pittura diviene racconto, passionalità e storia dell'umano
procedere alla ricerca di un'interiore verità, di uno sguardo
che è vita, denuncia, poesia".





Renato
Guttuso, Sedia rossa libri e bicchiere,
1968, olio su tela, cm 90x81
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