PHILIPPE DAVERIO RACCONTA
Anno Domini 1565; Anno Domini 1608; Anno Domini 1631
Conferenze nell'ambito degli "Appuntamenti Borromaici"


MILANO
Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese, 95
Anno Domini 1608 Giovedì 13 aprile 2006 h. 21
Anno Domini 1631 Giovedì 4 maggio 2006 h. 21

Prosegue al Museo Diocesano il ciclo di conferenze tenuto da Philippe Daverio, dal titolo Philippe Daverio Racconta, corollario alla mostra Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano Spagnola.
I prossimi due appuntamenti, intitolati Anno Domini 1608 e Anno Domini 1631, sono fissati il 13 aprile e il 4 maggio 2006, alle ore 21.
Il tema conduttore degli incontri ripercorre l'età Borromaica, compresa fra l'episcopato di San Carlo (1564-1584) e quello di Federico Borromeo (1595-1631), epoca segnata dalla crescita economica, dalla dominazione spagnola e dalla Riforma Cattolica. Anno Domini 1608 si concentra in particolare sull'anno in cui è stata fondata la Biblioteca Ambrosiana, mentre Anno Domini 1631 descrive l'Europa colpita dal flagello della peste. Si tratta di un'età di forti contrasti e radicali cambiamenti, che si rispecchiano nella pittura e nell'arte coeva.
Philippe Daverio coinvolge il pubblico offrendo un fedele spaccato dell'epoca, coadiuvato dai filmati della trasmissione Passepartout che vengono proiettati durante le serate: racconta così la società e gli uomini del tempo attraverso una cronaca e un commento a 360 gradi che rivisita ogni aspetto della realtà della Milano spagnola.

Nel primo appuntamento, intitolato Anno Domini 1565, è stato affrontato il tema della gioventù e della maturità spirituale di San Carlo Borromeo. Durante il ventennio del suo episcopato, l'Arcivescovo di Milano prese coscienza del proprio percorso da svolgere, delle rinunce e delle penitenze che la sua scelta comportava. Ne emerge una figura innovativa che, negli anni del Concilio di Trento e della Riforma Cattolica, apre la strada a una nuova espressione di arte sacra. Per bilanciare il rigore della controriforma, compaiono gli "svolazzi", la torsione dei busti e delle schiene, che domineranno poi l'età barocca. Carlo interpreta l'arte non solo come veicolo per trasmettere canoni teologici, ma come strumento per dar vita a nuovi percorsi e confronti interessanti.
A testimonianza di ciò, Daverio dimostra come, in quel periodo, il nuovo stile dell'iconografia sacra influenzi le altre forme d'arte. Negli stessi anni, per esempio, nasce il violino a Cremona, città che ancora oggi mantiene una fortissima tradizione per la creazione di strumenti musicali ad arco. Le curve del violino, che richiamano quelle introdotte da Borromeo, si ritrovano a loro volta nell'architettura di Cremona: "le arti diventano più rigide nei contenuti ma più libere nella forma espressiva: sul frontone del Duomo di Cremona si distinguono in alto i riccioli identici a quelli del violino". Un ulteriore parallelismo si può trovare nella trasformazione dell'imbarcazione nel periodo barocco. Si verifica una maggiore attenzione al dettaglio, evidente nella prua, dove compare la più "sensuale" polena, ornamento posto all'estremità dello scafo.
Così come si trasmettono le peculiarità regionali, le diverse tradizioni, gli usi e costumi specifici dalla nostra terra di origine, così si eredita inconsciamente anche una particolare memoria visiva del passato, costruita e consolidata attraverso le diverse generazioni, che si ritrova nell'architettura e nel paesaggio che ci circonda.

La mostra Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano Spagnola è straordinariamente legata alla vita e alla storia della città. Le opere esposte illustrano e raccontano la vita e il tempo di due figure chiave della storia religiosa e civile di Milano. Carlo e Federico furono infatti attivi difensori e coraggiosi promotori dello sviluppo dell'identità religiosa civile e ambrosiana, anche rispetto al dominio spagnolo, in tempi non privi di derive eretiche. La mostra, a cura di Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano, prende spunto dal ruolo svolto dai due cardinali nel dibattito sull'arte sacra. Per Carlo l'arte sacra doveva porsi in rapporto con la liturgia e favorire la devozione, Federico, invece, coltivava la sua naturale predisposizione per l'arte come studioso e teorico e fu autore di un'imponente strategia dell'immagine nel promuovere la beatificazione e la canonizzazione di Carlo. Federico, collezionista e grande conoscitore delle arti, fondò la Biblioteca Ambrosiana e la Pinacoteca cui donò la sua collezione.


Veduta esterna del Museo Diocesano