|

MILANO
Galleria del Credito Valtellinese - Refettorio delle Stelline
Corso Magenta, 59
9 maggio - 8 giugno 1996
Per
la prima volta viene presentata a Milano una retrospettiva di Olivier
Debré, maggiore rappresentante dell'Astrazione francese.
Cinquant'anni di pittura, quadri, disegni illustrano l'evoluzione
dell'artista seguendo un percorso cronologico che inizia nel 1941
per concludersi con le opere più recenti.
Olivier
Debré elabora, sin dalla fine degli anni '40, ciò
che egli stesso chiama "astrazione fervente". L'astrazione
come viene definita in opposizione al figurativo appare ai pittore
come "impossibile": "Un pittore non può essere
astratto perché il suo lavoro appartiene all'universo dei
sensi. Il pittore si rivela tramite il visibile."
Olivier Debré intraprende quindi molto presto una ricerca
del reale collocandosi volontariamente fuori dalla storia delle
avanguardie, lontano dai contrasti tra astrazione e figurativo,
tra astrazione lirica e geometria, tra Europa e Stati Uniti.
Negli
anni '40 fino all'inizio degli anni'60 compaiono tre tipi di composizione
che elaborano la stessa tecnica di "à-plats" colorati,
stesi con la spatola, "maçonnés". Le nature
morte presentano uno sviluppo orizzontale di pennellate post-cubiste:
composizione centrata, colori austeri, ripresi in toni più
vivaci, quasi sempre monocromi alla fine degli anni '50. Le Signes-paysages
riprendono la composizione nello stile monumentale, accentuando
l'orizzontalità. I disegni a china, Signes-personnages permettono
di cogliere, nel gesto del pittore e nel gesto dello scultore, il
denominatore comune. Tale segno è innanzitutto direzionale.
La fine degli anni '50 coincide con un periodo di transizione, essenziale:
nel 1959 Debré espone negli Stati Uniti e scopre la pittura
americana. Da allora i suoi Signes-paysages imprimono sulle tele
un colore sempre più presente, fluido, punteggiato soltanto
di alcune virgole di colori vivi. Dal 1962 la superficie - materia
scompare per lasciare il posto ad uno spazio colorato, monocromo,
più o meno ritmato dal movimento della spatola, mentre gli
impasti di colore sono confinati ai margini della tela. Ciò
che ormai si impone come la firma di Olivier Debré lo colloca
negli anni '60 a fianco dei color-field painters americani. Dal
1965 Debré lavora regolarmente a composizioni monumentali
destinate a integrarsi in un luogo o a decorarne l'esterno. Alla
fine degli anni '80, toni puri o aciduli e macchie colorate evocano
viaggi sempre più numerosi e lontani, in visioni che confinano
con l'allucinazione e che sfidano lo sguardo e la sua analisi. L'emozione
è nuova, ma generata dalla medesima "poesia della pittura"
dagli anni '50 ad oggi.
La
mostra, prodotta dal Musée National du Jeu de Paume e presentata
alla Galleria del Credito Valtellinese dal Centre Culturel Français
de Milan, è l'unica tappa italiana di un tour che comprende
diversi musei dei paesi scandinavi. In occasione della mostra parigina
alla Galerie Nationale du Jeu de Paume (giugno - settembre 1995)
è stato pubblicato dalla R.M.N. un catalogo in lingua francese
con testi di Georges Duby, Ann Hindry, Andreas Franzke, Achille
Bonito Oliva.
Olivier
Debré, foto di A. Morain hhhhhhhhhhhOlivier
Debré, Personnage debout bleu,
eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee1957-58,
olio su tela, cm 195x128
|