|

MILANO
Palazzo Reale
24 marzo -
6 giugno 2010


Per la prima volta Palazzo Reale a Milano
espone una mostra dedicata ai libri d'artista.
Dal
24 Marzo al 6 giugno 2010 l'esposizione "Libri d'artista dalla
collezione Consolandi. 1919-2009" presenta una selezione di
volumi della preziosa collezione di libri d'artista che Paolo Consolandi
ha costruito con pazienza e passione nel corso di una vita, a partire
dagli anni Sessanta.
Una raccolta rara, serbata gelosamente e poco conosciuta dal grande
pubblico, che si sviluppa dalle avanguardie storiche fino ai nostri
giorni. Piccoli gioielli considerati quasi membri della famiglia
che mai fino ad ora erano stati presentati al pubblico in un nucleo
così composito.
Promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, e prodotta
da Palazzo Reale in collaborazione con Acacia, Associazione Amici
Arte Contemporanea Italiana, la mostra, curata da Giorgio Maffei
e Angela Vettese, presenta oltre 130 libri d'artista, realizzati
nell'arco di novant'anni. Un percorso che si sviluppa dal libro
di Fernand Léger e Blaise Cendrars del 1919 a quello di Sophie
Calle del 2007 e di Sabrina Mezzaqui, ultima acquisizione del 2009.
"Portiamo
in mostra volumi, unici o in tiratura limitata, che narrano non
soltanto la storia del nostro Novecento con un punto di vista che
spazia dalla scrittura all'immagine, dalla parola alla sua impaginazione
creativa, ma rappresentano anche altro: la realizzazione di nuove
forme e figure grafiche, di diversi materiali e contenuti",
spiega l'Assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano
Finazzer Flory.
Con
la mostra "Libri d'artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009",
il Comune di Milano dedica alla collezione Consolandi un primo importante
omaggio scegliendo di esporne la parte più peculiare e insolita.
Tra le sue varie articolazioni, infatti, la più singolare
è il filone che segue le edizioni di libri d'artista, concepiti
cioè come volumi unici o in tiratura limitata. Non si tratta,
quindi, di opere in cui l'artista è chiamato ad agire in
quanto illustratore, ma di testimonianze di creatività piena
e autonoma. L'autore ne decide la forma, la dimensione, i materiali
e il contenuto figurale o astratto, indipendentemente dalle necessità
del mercato editoriale e in grande autonomia anche rispetto ai meccanismi
del mondo dell'arte che condizionano pittura e scultura.
Questa pratica ha una grande tradizione alle spalle, quella che
parte dai codici miniati e arriva, all'inizio del Novecento, ai
volumi dissacranti di collage surrealisti o a libri in cui l'artista
ha declinato il suo stile in modo libero e pieno, con il solo vincolo
della pagina, come nel caso di Joan Mirò e di Fernand Léger.
Nella
seconda metà del Novecento, il libro d'artista è stato
il mezzo espressivo dove si è espressa la più avanzata
attitudine sperimentale delle avanguardie concettuali.
Molto spesso vi assume una particolare rilevanza l'aspetto materico,
tale da rendere questi libri di aspetto simile ad un complesso assemblage.
In altri casi l'artista riproduce disegni di suo pugno che nel complesso
raccontano una vicenda (come per William Kentridge) o privilegia
metodi formali quali la riproduzione di xerocopie volutamente standard
(Alighiero Boetti e il suo "111") o di pagine pubblicitarie
fatte scegliere ad altri (Maurizio Cattelan e la rivista "Permanent
Food").
La mostra si sviluppa con un percorso sostanzialmente cronologico.
Straordinarie opere tra cui brillano Léger, Mirò,
Picasso, Max Ernst e le più mature prove del Futurismo. Quindi
la stagione dell'Astrattismo e dell'Informale dove le presenze si
fanno più numerose: Fontana, che opera nel territorio di
confine tra libro e multiplo e Munari che assesta il definitivo
colpo alla tradizionale leggibilità del libro. O ancora Burri
che incontra la scrittura di Villa e Novelli che battaglia con la
propria. Appena qualche esempio per il dopoguerra europeo con Arman,
Alechinsky e Tàpies e subito la collezione rivela la sua
vera vocazione verso la sperimentazione dei linguaggi: Warhol, Ruscha,
On Kawara, Agnetti, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Boetti, Paolini,
Gilbert&George e l'intera compagine degli artisti concettuali,
minimal, fluxus e poveristi che dominano la scena per quasi un ventennio.
Disarticolata, inevitabilmente, la raccolta degli anni Ottanta,
così come dispersa in diversi linguaggi è stata la
corrispondente pittura internazionale. Fino alla sezione contemporanea
con i capolavori di oggi - Mezzaqui, Cattelan, Kiki Smith, Dzama,
Kentridge, Hirst e tanti altri - che svela il disegno collezionistico
di Paolo Consolandi e la sua ostinata volontà di inseguire
le generazioni più recenti.
Un
collezionismo parallelo a quello delle opere, una via complementare,
un modo sottile e intimo per seguire il corso e le mutazioni dell'arte
del Novecento.
Il
catalogo Charta, con testi di Giorgio Maffei e Angela Vettese, che
accompagna l'esposizione, racconta la storia di una passione straordinaria.
La
mostra è realizzata con il contributo di VHERNIER Italian
Jeweller by Passion e BANCA FINNAT.

Fernad Léger - Blaise
Cendrars, La fin du monde, Paris, La Siréne, 1919
|