COLLEZIONARE IL PROPRIO TEMPO
La donazione di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano al Comune di Milano


MILANO
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
17 aprile - 1 giugno 1997

II Padiglione d'Arte Contemporanea, alla sua seconda mostra dopo la ricostruzione, presenta circa 1.000 delle duemila e duecento opere appartenute alla collezione Boschi - Di Stefano. Con una sorta di omaggio al collezionismo viene offerta al pubblico l'opportunità di conoscere l'entità di questa collezione cittadina e di avvicinare l'ambiente artistico entro cui si è svolto il dibattito culturale italiano dal 1930 al 1970, consentendo una riflessione sul concetto di collezionismo e sulla figura del collezionista di cui i coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano furono un importante esempio.

La mostra presenta gran parte dei dipinti della collezione Boschi - Di Stefano nell'imminente realizzazione del progetto per la creazione di una fondazione che avrà il compito di gestire la raccolta tramite attività culturali ed espositive. Il progetto, concordato dall'attuale amministrazione comunale con gli eredi Boschi, prevede la gestione del patrimonio della collezione in accordo con le Civiche Raccolte d'Arte ed è fortemente innovativo in quanto modello di valorizzazione del patrimonio museale cittadino. Le opere provengono dalle sale del CIMAC, dove sono stabilmente esposte, e in gran parte dal deposito di Palazzo Reale, mentre le sculture di Marieda Di Stefano provengono dalla Scuola di Ceramica, con sede presso la Palazzina del Portaluppi in Via Jan a Milano, già abitazione dei coniugi Boschi.
Una sezione a parte ricrea l'ambiente di casa Boschi tramite l'esposizione di mobili e oggetti personali, quali tappeti, un pianoforte, violini, soprammobili, ceramiche e fotografie di grandi dimensioni, scattate da Gabriele Basilico all'interno dell'abitazione di Via Jan. II progetto è stato realizzato grazie anche ai preziosi consigli degli architetti Alessandro e Francesco Mendini, nipoti dei coniugi Boschi.
La collezione iniziata dai coniugi Boschi verso la fine degli anni Venti e formata nel corso di quarant'anni nel vivo rapporto con gli artisti, resta una testimonianza diretta della vita culturale e artistica dell'epoca, spaziando dal Futurismo alla Metafisica, dagli esponenti di Corrente al Nuclearismo, allo Spazialismo, all'Informale.

Sono presenti in mostra opere celebri e una serie di tele pressoché inedite, a testimonianza dell'attenzione costante del collezionista - mecenate per le scoperte di quegli artisti che si sono poi affermati come i massimi esponenti delle avanguardie, dagli anni Trenta agli anni Sessanta. Per questo motiva tra i maestri più apprezzati dalla coppia vi furono Morandi e Fontana, che seppero tenere viva a lungo tale tensione creativa. La caca di Via Jan fu per gli artisti di quegli anni un luogo di incontro e di vivaci dibattiti a cui parteciparono tra gli altri Arturo Martini, Carrà e Sironi. Nella collezione troviamo le opere giovanili di artisti quali Tozzi, De Chirico e De Pisis. Importante per la lettura della collezione la presenza di grandi nuclei di opere di Dova, Chighine, Fontana, Peverelli, Crippa, Dangelo e Baj. Fanno parte della raccolta anche opere della "Scuola Romana", dei "Chiaristi Lombardi" e dei "Sei: di Torino". I brevi soggiorni all'estero della coppia sono invece documentati dalle acquisizioni di opere di pittori stranieri quali: Hundertwasser, Patrik Heron e Swan, Vento, Alcoy e Garcia.
Si possono ammirare diversi quadri della collezione Boschi, già presso il Museo di Arte Contemporanea di Milano, in diverse saie dedicate agli artisti di "Corrente" quali Birolli, Cassinari, Morlotti, Treccani, Valenti, Vedova, Migneco, Peverelli, Badodi.
Dopo il 1968, in seguito alla scomparsa della moglie, che contribuì in modo determinante alla scelta delle opere collezionate, Antonio Boschi si tenne lontano per qualche tempo dagli artisti e dalle gallerie e riprese più tardi l'interesse per l'arte, scoprendo nuovi talenti, tra cui il siciliano Basile.

Nel 1973 Antonio Boschi donò al Comune di Milano l'intera collezione e la casa di Via Jan. Nel 1974 venne esposta a Palazzo Reale una scelta di circa 300 opere, mentre nel 1988, alla morte dell'ingegner Boschi, fu siglata una clausola che impegnava l'Amministrazione Comunale a costituire un museo presso la sua abitazione. Oggi il restauro di casa Boschi è compiuto e l'abitazione è pronta per diventare sede museale.
La mostra è realizzata con il sostegno della Pirelli, che ha voluto in questo modo ricordare la figura di Antonio Boschi, per molti anni attivo nella ricerca e sviluppo dell'azienda.


Enrico Baj, Agitatevi pietre e montagne, 1958,
olio e collage di stoffa su tela, cm 90x115