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PECHINO
Città Proibita
17
marzo - 10 aprile 2010
Maria
Cristina Carlini è la prima scultrice contemporanea ad
esporre nel grandioso complesso della Città Proibita di
Pechino. Dal 17 marzo al 10 aprile la città imperiale
apre infatti le porte per accogliere la mostra "Colloquio tra
giganti", quattro sculture monumentali dell'artista,
fra le più rappresentative del suo lavoro.
Le
opere imponenti si inseriscono con armonia all'interno delle mura
del Palazzo e rispecchiano in modo perfetto la solennità
e la magnificenza che questi spazi da millenni ispirano. In tal
senso, spicca la scultura Legami, in acciaio corten e piombo, dalle
grandi dimensioni di cm 470x280x270.
In
omaggio alla storia della Città Proibita, che in passato
svolgeva anche la funzione di roccaforte a protezione dell'imperatore
che vi risiedeva, si ammira l'opera in acciaio Fortezza (cm 440
h - 500 Ø).
Colore
dominante della residenza imperiale è il giallo, simbolo
della famiglia reale. L'unica eccezione è costituita dalla
biblioteca, dal tetto nero: il nero, che simboleggiava l'acqua,
si credeva potesse proteggere i volumi in essa contenuti dal pericolo
del fuoco. L'opera Letteratura, in acciaio corten (cm 250x500x250),
si pone così in totale sintonia con un luogo che è
stato anche centro prezioso di trasmissione del sapere.
Per
secoli riservata ai membri della casa imperiale, la Città
Proibita è oggi accessibile a tutta la popolazione cinese
e del mondo: in onore di questa apertura reale e simbolica Maria
Cristina Carlini espone Out & In, scultura in ferro (cm 200x185x400)
che già nel nome fa intuire la volontà di stabilire
un'interazione con il pubblico attraverso un'opera da cui si possa
"entrare e uscire". Una scultura "che accoglie",
per un'artista che fa dell'apertura un elemento fondante della sua
poetica.
Per
questa particolare occasione la municipalità di Pechino pubblica
un volume interamente dedicato a Maria Cristina Carlini, con testi
critici di Guo Xiao Chuan e Vincenzo Sanfo.
Breve
storia della Città Proibita
La Città Proibita si estende su una superficie di 72 ettari,
racchiude 800 edifici, per un totale di circa 9.000 stanze.
La sua costruzione iniziò nel 1406 e durò 14 anni,
impiegando circa 200.000 uomini. L'asse principale del nuovo palazzo
si trovava a est dei palazzi della Dinastia Yuan, un fatto non casuale
perché così facendo questi ultimi si sarebbero venuti
a trovare a ovest del nuovo edificio (la "zona della morte"
secondo il Feng shui).
Fra il 1420, anno del completamento, e il 1644, quando una rivolta
contadina guidata da Li Zicheng la invase, la Città Proibita
fu la sede della Dinastia Ming. Successivamente la Dinastia Qing
tenne qui il quartier generale del potere politico cinese.
Dopo essere stata la residenza di 24 imperatori (14 della Dinastia
Ming e 10 della Qing), nel 1912 la Città Proibita cessò
di essere il centro del potere politico cinese, con l'abdicazione
del giovane imperatore Pu Yi.
Pu Yi ottenne il permesso di rimanere nel complesso imperiale fino
al 1924, quando Feng Yuxiang prese il controllo di Pechino per mezzo
di un colpo di stato, espellendo l'ex imperatore.
Poco dopo venne istituito il "museo nazionale del palazzo",
in cui erano esposti i numerosissimi tesori raccolti dagli imperatori
nei cinque secoli in cui avevano dominato la Cina. Durante la seconda
guerra sino-giapponese (1937 - 1945) la sicurezza di tutti questi
tesori venne messa in pericolo e si decise quindi di riportarli
nella Città Proibita. Nel 1947, dopo diversi spostamenti
in numerose località della Cina, tutti i manufatti trasportabili
(provenienti sia dalla Città Proibita che dal palazzo imperiale
di Nanchino) furono definitivamente portati sull'isola di Taiwan
dove oggi formano il cuore del "museo nazionale del palazzo".
Nel 1987 la città imperiale è stata dichiarata Patrimonio
Mondiale dell'Umanità dall'Unesco che l'ha riconosciuta come
la più grande collezione di antiche strutture in legno conservate
fino ai nostri giorni.
Oggi la Porta Tiananmen, la "Porta della pace celeste"
da cui si accede al complesso, è decorata con un enorme ritratto
di Mao Zedong, affiancato da due manifesti. Quello di sinistra reca
la scritta "lunga vita alla Repubblica Popolare Cinese",
mentre su quello di destra c'è scritto "lunga vita alla
grande unità delle popolazioni del mondo". Queste frasi
hanno un enorme significato simbolico, poiché la frase "lunga
vita" era tradizionalmente riservata all'Imperatore della Cina,
mentre oggi è utilizzabile anche per la gente comune, esattamente
come è successo per la Città Proibita.

Maria
Cristina Carlini, Fortezza II, 2010, acciaio corten, cm 440x550
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