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PISA
Palazzo Lanfranchi, Lungarno Galileo Galilei 9/10
27 settembre - 24 ottobre 1998
La
mostra, promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa
in collaborazione con I'Assessorato alla Cultura della Provincia
di Pisa, si svolge a Palazzo Lanfranchi e presenta 60 dipinti a
olio, dal 1958 al 1998, che illustrano quarant'anni di intensa attività
pittorica di Giuseppe Bartolini, uno dei maggiori esponenti della
pittura figurativa italiana.
Bartolini interpreta la realtà naturale (il paesaggio) e
la realtà metropolitana (le periferie), unendo ad una straordinaria
sapienza tecnica una grande sensibilità poetica, esprimendo
valori di metafisica sospensione dell'ambiente e di forte introspezione
lirica. Ciò che caratterizza in maniera rilevante l'opera
di Bartolini è l'assoluta precisione formale della sua pittura,
l'analisi lenticolare della realtà, l'immagine fissata nella
sua esattezza visiva, ottenuta servendoci degli strumenti utilizzati
dall'iper-realismo, facendo avanzare ad alcuni critici il paragone
con questo movimento nato in America negli anni'70.
Questa tecnica meticolosa viene applicata a vedute urbane e paesaggistiche,
attinte sempre dalla realtà del territorio pisano: Bartolini
dipinge I'0rto Botanico, il Duomo, il Battistero, il Campanile,
ma anche periferie, stazioni di benzina, tetti, scorci di case,
traversine, cisterne, filari d'acciaio, treni in sosta, garage,
tralicci dell'Enel, vecchie auto e copertoni, riuscendo a conferire
ad ogni soggetto un senso di sospensione, di atmosfera metafisica
calata nel quotidiano.
II critico Roberto Tassi ha espresso con grande precisione la qualità
poetica della pittura di questo artista: "Giuseppe Bartolini
dipinge solo esterni, non si può dire paesaggi; da sempre
(....) le sue immagini, pur così nitide, luminose, intatte
e come risonanti, contengono un sottile strazio; dal cielo terso
e uguale, dall'assenza di persone, dalla bellezza che gli oggetti
anche più infimi e corrotti contengono e mostrano, dall'immobilità
del tutto, esala una malinconia aspra, come sospesa e fusa entro
la luce. La solitudine abita questi spazi, penetra negli interstizi
dell'immagine, e fa tutt'uno con la forma; così nella "stazione
di rifornimento" abbandonata, o nel mucchio di vecchi copertoni
(splendida natura morta), tra le rotaie e i fili di una stazione
ferroviaria, le ruggini, i mattoni usurati, le scrostature dell'intonaco,
il selciato sconnesso, le scritte un poco stinte, le luci scorrenti,
fondono quella malinconia e quella solitudine con una bellezza insolita
e grave; come a spremere dalle cose la loro essenza, come
se uno sguardo acuto e triste, lacerato il velo dell'abitudine,
ridonasse ad ogni cosa, ad ogni corruzione, ad ogni squallore, l'interna
nobiltà della materia mortale".
Giuseppe
Bartolini, nato a Viareggio nel 1938, si trasferisce stabilmente
a Pisa nel 1964 dopo aver vissuto a Firenze e Milano. Diplomatosi
presso il liceo artistico di Carrara, nel 1960 ci iscrive alla facoltà
di architettura di Firenze e dopo due anni abbandona gli studi per
dedicarsi esclusivamente alla pittura. Nel 1960 vince il primo premio
alla mostra d'arte degli studenti italiani (tra i membri della giuria:
Giorgio De Chirico, Giuseppe Ungaretti, Pericle Fazzini, Fortunato
Bellonzi). Sin dalla seconda metà degli anni Secsanta la
pittura di Bartolini ha attirato I'attenzione di importanti critici
e galleristi: si ricorda la mostra presso la galleria del Milione
a Milano (1967) con presentazione di Franco Russoli, e la successiva
collaborazione con II Fante di Spade di Roma e la Galleria Santacroce
di Firenze. Alla fine degli anni '70 Bartolini aderisce al gruppo
"La Metacosa", sodalizio artistico nato fra
alcuni pittori toscani e lombardi (Giuseppe Biagi, Gianfranco Ferroni,
Bernardino Luino, Sandro Luporini, Lino Mannocci, Giorgio Tonelli),
attivi tra Milano, Pisa, Viareggio e Londra. Nel corso della sua
pluridecennale attività pittorica, Bartolini si è
a lungo soffermato sull'analisi del territorio pisano, realizzando
sulla città di Pisa alcune delle sue opere di maggiore impegno,
quale "Orto Botanico" del 1979 e vari paesaggi dei primi
anni '80. Del lavoro di Bartolini si cono occupati inoltre: Dario
Micacchi, Duilio Morosini, Piercarlo Santini, Vittorio Sgarbi, Franco
Solmi, Lorenza Trucchi e Marcello Venturoli.
La
mostra, curata da Arialdo Ceribelli, è accompagnata da un
catalogo Electa con testi di Marco Goldin, Franco Marcoaldi, Emilio
Tolaini e Marco Vallora.

Giuseppe
Bartolini, Seicento, 1998,
olio su tavola, cm 43,5x49,5
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